REGGIO EMILIA – L’esito dell’incontro avvenuto a Bologna, con le istituzioni rappresentate dall’assessore regionale al Lavoro, dal sindaco di Reggio e dal presidente della Provincia a fare da garanti nel confronto tra Inalca e le organizzazioni sindacali territoriali di Cgil, Cisl e Uil, è stato senz’altro positivo. Il tutto si è svolto in un clima di collaborazione e l’obiettivo sembrerebbe lo stesso: salvare quasi 164 persone, le stesse che l’azienda, l’8 gennaio, ha dichiarato “in esubero”, parlando di calo della produzione e di un andamento negativo del settore delle carni.
E’ arrivato l’accordo per chiedere al ministero la proroga di sei mesi ai dodici di cassa integrazione straordinaria che scadranno il 10 febbraio, primo anniversario dell’incendio che ha distrutto lo stabilimento di via Due Canali e che ha costretto gli operai, per buona parte del 2025, a lavorare in altre province presso diversi stabilimenti del gruppo Cremonini. Ma è adesso che occorre cominciare a riempire di contenuti questo accordo. Intanto, quella che è stata inviata al ministero dopo l’incontro in Regione è una richiesta, avanzata in virtù del fatto che Inalca si è impegnata a fare di tutto per ridurre gli annunciati esuberi in maniera significativa, ma la risposta non è scontata.
Considerando, come è ipotizzabile pensare, che da Roma arrivi il via libera ai sei mesi ulteriori, si tratterebbe però di tempo in più per capire come agire, non di accordi sul futuro dei lavoratori. “Rimangono da definire in concreto tutti gli aspetti essenziali connessi alla vertenza”, fanno sapere Cgil, Cisl e Uil. Aspetti che si comincerà a trattare dal 23 gennaio: è quella infatti la data del prossimo incontro tra l’azienda e i sindacati. Per ora, l’accordo quadro prevede il mantenimento del trattamento economico e normativo per gli eventuali sei mesi ulteriori di cassa integrazione, la definizione entro il 5 febbraio degli incentivi connessi alla procedura di licenziamento collettivo, la possibilità di attivare percorsi di riqualificazione.
Il fatturato del gruppo Cremonini, che conta 29 stabilimenti e 41 centrali di distribuzione, è in crescita dal 2020, essendo passato dai 3,4 miliardi di ricavi di cinque anni fa ai quasi 5,9 del 2024, quando l’utile netto è stato pari a 69,4 milioni. Il settore produzione, attraverso la controllata Inalca, sempre nel 2024 ha realizzato ricavi pari a 3,2 miliardi.
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