REGGIO EMILIA – “Come Paese abbiamo il costo più caro d’Europa, abbiamo concorrenti come la Spagna che pagano molto meno di quanto paghiamo noi”. I costi dell’energia erano un problema già prima dello scoppio di quest’ultima guerra, ora rischiano di mettere davvero in ginocchio il settore ceramico. A dirlo è Franco Manfredini, presidente di Casalgrande Padana nonché presidente della Commissione Energia di Confindustria Ceramica. Rincari per le tariffe dell’elettricità sono previsti in seguito all’attuale impennata del prezzo del metano. La situazione è analoga a quella di quattro anni fa, provocata dal conflitto in Ucraina. All’epoca, per contrastare gli aumenti, fu efficace il meccanismo del credito d’imposta introdotto dal Governo Draghi.
“Abbiamo perso fatturato e abbiamo avuto difficoltà, ma fu un provvedimento veramente provvidenziale e anche pratico nell’attuazione”.
Mediamente l’energia vale un terzo dei costi di produzione delle aziende ceramiche, due terzi delle quali sono legate a contratti di fornitura a prezzo variabile. Per tutte sono rimaste un ricordo le pietre e le argille che arrivavano dall’Ucraina.
“Era una delle fonti più importanti di materie prime molto pregiate, esiste anche questa situazione che permane, il rapporto prezzo-qualità era molto buono”.










