CASALGRANDE (Reggio Emilia) – Per un settore che esporta l’85% di cui quasi metà oltremare, la situazione internazionale aggravata dalla guerra in Iran è un nuovo duro colpo. Il Distretto Ceramico vorrebbe guardare lontano ma oggi, spiegano, è difficile. “Una buona parte va in Medioriente, estremo oriente e Australia. Ci sarà anche un incremento dei costi dei noli”, sottolinea Giorgio Romani, vicepresidente di Confindustria Ceramica.
Accanto alla logistica c’è il costo dell’energia, con la decisione del Qatar di fermare la produzione di Gas Naturale Liquefatto non del tutto capita dalle aziende italiane, che vedono aggravarsi un quadro già cronico e ribadiscono, al Governo e all’UE: alla ceramica serve il gas. “C’è chi parla di biometano, magari lo mettessero nei tubi, ma tocca ai Governi. L’idrogeno è una chimera. Noi dobbiamo usare il metano per produrre oggi”.
A calmierare la spesa energetica è intervenuto il Decreto Bollette: un primo passo, spiega Romani, per ridurre di qualche euro al Megawatt la spesa, soprattutto sull’energia autoprodotta. Ma servono misure di lungo termine, e torna la richiesta di autorizzare la Gas Release: “La possibilità di estrarre gas dai nostri mari e dalle nostre terre e di metterlo a disposizione degli impianti energivori”.
Il resto deve succedere in Europa, conclude Romani, tornato per nulla soddisfatto da Bruxelles lo scorso 2 dicembre dall’incontro con gli Europarlamentari italiani, il presidente della Regione De Pascale, e i delegati del “Clean Industrial Deal”. Per la ceramica il sistema ETS non funziona, è diventato terra di speculazioni finanziarie, hanno spiegato, ma la sensazione è che il messaggio non sia stato recepito.
Reggio Emilia Casalgrande guerra costi energia gas Confindustria Ceramiche Iran Giorgio RomaniAttacco all’Iran e impennata dei prezzi dell’energia, si teme un nuovo choc. VIDEO









