CASTELNOVO MONTI (Reggio Emilia) – “Il terrorismo un po’ c’è, la gente mi ferma e mi chiede se è vero che a marzo finiranno le scorte di frumento. No non è vero“. La materia prima c’è, ci sarà, ma costerà di più. Lo conferma Marco Simonazzi, titolare dell’omonimo formo, con sede a Castelnovo Monti, e presidente dei mestieri dolciari-panificatori di Cna. La farina di grano tenero da lui acquistata è aumentata del 50%, passando da 40 a 60 centesimi al chilo. Più pesante è l’incremento di prezzo subìto da altre voci, a partire dall’energia elettrica, che per la sua impresa è sestuplicata rispetto a un anno fa. “Cui segue il prezzo del gas. Non solo, sono aumentati gli altri prodotti della filiera: lieviti di birra, oli, estratti di malto, la panna, le olive, l’olio”.
Nel caso dell’olio di semi di girasole, che l’Italia importa prevalentemente dall’Ucraina, occorrerà usare dei prodotti alternativi, destinati a loro volta a costare di più. Da considerare c’è anche il prezzo del gasolio. “Il costo del carburante fa sì che il grano non arrivi ai mulini dei consorzi o dei grandi magazzini di cereali perché i trasportatori non sono più a buon mercato”.
Per via dei rincari subìti dalle materie plastiche è diventato più dispendioso anche il confezionamento del pane destinato ai supermercati. “Nel nostro forno – spiega Simonazzi – la crescita che abbiamo applicato ai prezzi alla clientela è in media del 10%”.
“Il pane comune da 3,85 lo abbiamo portato a 3,90. Ma alla grande distribuzione il pane viene ceduto dai fornai a 3 euro e poi viene messo in commercio a 4,5-4,6 euro. Vuol dire che si comportano diversamente da noi, il ricarico viene tenuto pari pari”.
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