REGGIO EMILIA – Nel 2008 erano 450 i lavoratori della Goldoni. L’azienda, che produce macchine agricole, negli ultimi anni ha cambiato proprietà due volte e i dipendenti ogni volta sono stati ridotti: con la cinese Lovol si è passati a 220, ancora dimezzati a 110 con i belgi della Keestrack, attuale proprietà.
Se andasse in porto anche l’ultima acquisizione, da parte della società turca Asko Holding, ne rimarrebbero soltanto una quarantina. E’ quanto infatti il gruppo, interessato a rilevare lo stabilimento a Migliarina di Carpi, ha prospettato negli incontri con l’attuale proprietà, la Fiom Cgil e la Rsu. “Asko – scrivono i sindacati – ha presentato un pesante taglio di personale (di oltre il 50%), passando dagli attuali 97 addetti a solo 41 lavoratori, accompagnato da incentivi all’esodo”.
Oltre il 40% di questi lavoratori risiede in provincia di Reggio, l’azienda infatti si trova al confine con il comune di Rio Saliceto. Il sindaco Daniele Pietri sta seguendo la vicenda e ha preso parte, nei giorni scorsi, anche al presidio dei lavoratori davanti ai cancelli dell’azienda. Nell’ultimo incontro in videoconferenza i rappresentanti del gruppo turco hanno illustrato la loro attività, presentandosi come una solida multinazionale che opera prevalentemente nel settore delle macchine movimento terra.
La proposta di acquisto della Goldoni però non avrebbe mantenuto gli impegni sottoscritti lo scorso anno, in vista della possibile vendita dello stabilimento di Migliarina, tra la proprietà attuale Goldoni Keestrack e la Fiom Cgil, relativi al mantenimento della tenuta occupazionale e della sede, nonché il rilancio marchio.
La Fiom Cgil ha fatto presente che il taglio del personale è troppo alto e metterebbe a rischio la continuità produttiva e quindi occupazionale. Una proposta – secondo i sindacati – inaccettabile, per questo è stato chiesto un nuovo incontro in cui saranno coinvolte le istituzioni – la Regione in primis e i due primi cittadini di Carpi e Rio Saliceto – per rivedere il numero degli esuberi e approfondire il piano di rilancio industriale, considerato insufficiente. Nel frattempo si è svolta anche l’assemblea con i lavoratori e per ora non sono state decise altre azioni, in attesa del nuovo incontro in programma 9 marzo.
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