REGGIO EMILIA – Sono trascorsi circa sette mesi da quando i vertici di Inalca, incontrando le organizzazioni sindacali, dissero di essere costretti a ridurre drasticamente il personale a Reggio a causa di un taglio degli ordinativi del 40 per cento da parte di Coop Alleanza.
Era il 5 dicembre 2025, nel corso di un incontro sindacale, Inalca comunicò per la prima volta di essere alle prese con un esubero strutturale. Gli esuberi non furono quantificati, ma il tema fu messo sul tavolo. Erano trascorsi quasi dieci mesi dall’incendio che aveva distrutto lo stabilimento di via Due Canali e fino ad allora mai la questione era stata posta in questi termini.
Poco più di un mese dopo, l’8 gennaio 2026, in un nuovo incontro, Inalca disse ai sindacati che non solo c’era un esubero di personale, ma l’esubero riguardava pressoché tutti gli addetti del sito produttivo di Reggio Emilia. In quei mesi seguiti all’incendio, i lavoratori si erano sobbarcati chi pesanti trasferte verso gli stabilimenti delle province di Modena, Mantova e Piacenza, chi lunghi periodi di cassa integrazione straordinaria.
Inalca riferì ai sindacati che gli esuberi erano determinati dal calo del mercato delle carni bovine e dalle scelte di Coop Alleanza. La cooperativa, fu detto ai sindacati, aveva tagliato di oltre il 40 per cento gli ordinativi verso Inalca, che si vedeva così costretta a ridurre il personale a Reggio.
Dopo uno shock iniziale e una difficile trattativa, il 6 febbraio fu raggiunto un accordo: Inalca si impegnò a ricollocare tra Pegognaga, il Modenese e Piacenza 82 lavoratori su 164. La cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività fu prorogata di sei mesi e scadrà il 9 agosto.
E il crollo delle commesse per Inalca? Nel 2025 i ricavi del gruppo sono arrivati a 3,75 miliardi, con un balzo di 515 milioni rispetto al 2024. Il risultato operativo è cresciuto da 162 milioni a 211.
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