REGGIO EMILIA – Alla protesta a Strasburgo contro l’accordo di libero scambio fra l’Unione Europea e il Mercosur hanno preso parte anche decine di agricoltori reggiani. Hanno manifestato davanti al Parlamento europeo, partecipando a una grande mobilitazione.

“L’accordo così com’è proposto non è accettabile”, spiega Lorenzo Catellani, presidente di Cia Reggio Emilia sottolineando il fatto che “consentirebbe l’ingresso sul mercato europeo di prodotti che non rispettano minimamente i nostri standard sanitari, ambientali e di sicurezza alimentare”. Il rischio, secondo Catellani, è quello di compromettere la competitività dell’agricoltura reggiana: “Non possiamo competere con chi non ha le nostre regole. A Bruxelles abbiamo portato le nostre storie nelle scorse settimane, oggi le ribadiamo a Strasburgo. Non chiediamo privilegi, chiediamo equità”.

Al fianco del presidente, il direttore Pedocchi ha sottolineato come la delegazione reggiana abbia voluto dare un segnale chiaro: “Accetteremo il Mercosur solo alle nostre condizioni. Senza reciprocità vera e controlli serrati non può esserci accordo”.
Secondo Cia, l’accordo potrebbe mettere a rischio fino a 40mila posti di lavoro nell’agroalimentare europeo, colpendo in particolare zootecnia e risicoltura. Al centro delle preoccupazioni c’è l’impatto sui prezzi: con i Paesi del Mercosur che producono 38,5 milioni di tonnellate di carne contro i 3,3 milioni dell’Italia, l’eliminazione dei dazi potrebbe mettere sotto forte pressione le filiere nazionali. Analoga la situazione per ortofrutta e riso, comparti dove la concorrenza a basso costo rischierebbe di comprimere i margini delle aziende italiane e ridurre la competitività sui mercati esteri.
A pesare è anche la questione dei controlli. Cia ricorda un recente audit Ue che ha evidenziato l’arrivo in Europa di carne non conforme contenente l’ormone estradiolo 17-beta, nonostante la sospensione volontaria delle esportazioni da parte del Brasile. Episodi che, secondo l’organizzazione, mettono in discussione non solo la sicurezza delle importazioni, ma anche la fiducia dei consumatori verso filiere italiane che rispettano standard molto più severi.












