REGGIO EMILIA – “Parliamoci chiaro: io vedo incendi a Reggio e in provincia. Il Prefetto e il Procuratore dicono che non arrivano denunce. Non si denunciano neanche i reati fiscali, perché è su questo che si basa il potere economico della ‘ndrangheta. Sono i soldi che permettono di fare attività d’impresa e riciclaggio”, così il giudice Andrea Rat, ieri sera a Decoder.
Nei giorni scorsi, a margine di un incontro pubblico a Guastalla, il giudice Andrea Rat aveva dichiarato a TG Reggio di essere preoccupato per il silenzio che circonda le vicende di ‘ndrangheta dopo la fine del processo Aemilia. Ospite di Decoder, il magistrato che ha scritto le 3.500 pagine delle motivazioni della sentenza spiega, analizza, unisce i puntini. Lo fa partendo da una difesa appassionata dell’indagine Aemilia. C’è chi ha accusato la Dda di Bologna di avere indagato in una sola direzione e di aver trascurato prove e intercettazioni. Rat e i colleghi Beretti e Caruso hanno avuto accesso a tutti gli atti d’indagine. “Quindi ho visto tutto – ribadisce Rat – Vi garantisco che non è stato trascurato nulla, grazie al lavoro di Marco Mescolini e Beatrice Ronchi. La Dda di Bologna ha fatto tutto quello che doveva fare, investigando dalla strada alla politica”.
Ma se il processo Aemilia è stato uno spartiacque, pochi reggiani conoscono i processi nati da indagini collegate, come Grimilde e Perseverance, ugualmente importanti, se non per quantità, per qualità. Un motivo di riflessione per la politica e la società civile. “Credo che ci sia tanto lavoro da fare. Aemilia non può restare un ricordo. Aemilia deve essere un monito“, ribadisce con forza il magistrato.
Un monito per le amministrazioni pubbliche, che devono dire chiaramente da che parte stanno. Un monito per gli imprenditori, che devono stare alla larga dalle scorciatoie e sapere che nessuno regala niente per niente, men che meno la ‘ndrangheta: “Se sei in difficoltà, ricordati che sei debole, attaccabile – conclude Rat – La ‘ndrangheta non ammette soci. Prima ti risolve il problema, ma poi sei finito”.
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