REGGIO EMILIA – “Anche lì ci sono alcuni soggetti ben noti che hanno caratteristiche particolari, su cui si può intervenire, ma che non possono essere in un qualche modo fatti sparire, con una specie di magia”. Per azzerare i fenomeni di microcriminalità negli spazi del Santa Maria Nuova ci vorrebbe la bacchetta magica, ma non esiste. La vede così Giuseppe Maggese, che collega i responsabili delle intrusioni di questi ultimi giorni, con annessi danneggiamenti e furti, principalmente a persone con problemi di dipendenza dalla droga, soprattutto dal crack. “Soggetti che non brillano per condizioni personale e che magari approfittano di questa loro frequentazione di quei luoghi per cercare di recuperare quello che gli serve per quello che possiamo immaginare”.
Risale alla scorsa notte un episodio di tensione all’interno del pronto soccorso, dove un uomo dalla mente offuscata è stato allontanato dalla polizia perché infastidiva utenti e personale. Addosso aveva un taglierino. Con sé aveva invece un coltello e delle forbici il 28enne trovato a dormire, nel fine settimana, all’interno della cappella dell’ospedale. Lì accanto c’è la zona delle cucine dalle quali, nella notte tra lunedì e martedì, sono stati rubati nove tablet. La gestione è appaltata a Cir Food, le cui addette dicono di non sentirsi del tutto al sicuro, specie all’uscita dal turno che finisce alle 23.
Estendere gli orari del posto di polizia esistente all’interno del Santa Maria Nuova è una soluzione che al momento viene esclusa: “Non è deputato alla sorveglianza dei beni dell’ospedale, anche se è chiaro che interviene in caso di necessità, in qualsiasi tipo di situazione. Sotto il profilo repressivo, una presenza a carattere preventivo e continuativo diventerebbe molto impegnativa e difficilmente conciliabile”, spiega il questore Maggese.
L’incolumità degli operatori sarà al centro dell’incontro fissato dall’Ausl, che fra una settimana riceverà i sindacati, dopo le sollecitazioni da questi ricevute. La vastità dello stabile, ampio 170mila metri quadrati, dà l’idea di quanto sia difficile evitare l’azione indisturbata da parte dei malintenzionati: “forse sarebbe opportuno un potenziamento, una revisione delle provvidenze legato alla sorveglianza aziendale. Da questo punto di vista noi siamo disponibili eventualmente a dare il nostro contributo”, conclude il questore.
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