REGGIO EMILIA – E’ stato Papa Leone XIV a dare l’ultimo commosso saluto al cardinale reggiano Camillo Ruini, protagonista assoluto della Chiesa e della recente storia italiana. La bara di legno chiaro posata sul pavimento di marmo della Basilica di San Pietro, in Vaticano. Sopra solo il Vangelo aperto sfiorato dal vento della basilica. Accanto a Papa Prevost altri 34 cardinali concelebranti, tra cui l’attuale presidente dei vescovi italiani, Monsignor Matteo Zuppi. Il Pontefice ha voluto rendere omaggio a un “pastore saggio e sollecito”, l’uomo che per diciassette anni ha guidato la CEI lasciando un’impronta indelebile anche nella politica italiana.
“Moltissimo gli deve la Chiesa in Italia… Le parole del suo motto, ‘Veritas liberabit nos’, ci ricordano con chiarezza un messaggio particolarmente significativo per il nostro tempo, in cui si può essere disorientati da derive relativistiche e da visioni totalmente fluide della realtà e dell’uomo”.
Nel suo ricordo Papa Leone XIV ha ricordato anche l’impegno di Ruini nella formazione dei giovani, iniziato e praticato proprio al Seminario di Reggio.
Sui banchi delle autorità, la trasversalità della politica italiana testimonia il peso specifico dello statista della Chiesa. Presenti il sottosegretario Mantovano, Gasparri, Casini, e l’ex premier Romano Prodi, che proprio da Ruini fu unito in matrimonio nel lontano 1969. Tra i ricordi dei presenti anche uno dei momenti più bui in cui Ruini riuscì a parlare a tutto il Paese. Era il 2003 quando celebrò i funerali di Stato per i caduti della strage terroristica di Nassiriya. Ora, dopo il saluto di Roma, le spoglie del cardinale viaggeranno verso Reggio, per l’ultimo riposo.
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