REGGIO EMILIA – Il campanello d’allarme è suonato circa un anno fa, sotto forma di una segnalazione anonima giunta ai centralini del comando della Guardia di Finanza di Reggio. L’avvertimento faceva riferimento, senza indicarne il nome, alla figura di un pubblico ufficiale che si stava dando da fare in attività illecite assieme a un professionista della città.
Da lì sono partite le indagini che hanno chiuso il cerchio su Cosimo Cifarelli, il militare delle fiamme gialle arrestato in flagranza di reato. Aveva appena ricevuto 2mila euro in contanti da un imprenditore, quando dodici giorni fa è stato bloccato dai suoi stessi colleghi del corpo, raggiunto nei pressi di una rotatoria vicina al casello autostradale. Ora si trova ai domiciliari.
L’accusa per lui è di induzione indebita a dare o promettere utilità. Un reato che ha messo nei guai anche l’imprenditore che gli ha elargito la mazzetta, il quale secondo il codice penale rischia una punizione sebbene con una pena più mite.
In cambio di denaro, secondo quanto ricostruito, Cifarelli avrebbe promesso protezione da eventuali controlli incrociati e verifiche da parte del fisco. Le indagini sono nella loro fase preliminare. Gli inquirenti cercano di capire quanto sistematico possa essere stato il comportamento del finanziere arrestato. Quanti possano essere stati i titolari d’azienda contattati dallo stesso al fine di ottenere vantaggi personali.
Alla base degli approfondimenti ci sono intercettazioni, sia telefoniche che ambientali, raccolte nell’arco di più mesi. Materiale che fa luce anche sul ruolo di un terzo indagato, oltre al 58enne militare e al 71enne imprenditore. Si tratta di un coetaneo di quest’ultimo, un consulente con studio in città, al quale Cifarelli avrebbe rivelato dei segreti d’ufficio in cambio di soldi. Anche per questo motivo tra i capi di accusa a carico del luogotenente c’è quello di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, un ulteriore reato ipotizzato poi è quello della distruzione e occultamento di atti veri.
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