REGGIO EMILIA – Entra nel vivo la ristrutturazione dell’ala sud del Seminario vescovile di Reggio Emilia, messa a disposizione dalla Diocesi e destinata a ospitare la facoltà di Scienze Infermieristiche di Unimore, oggi al Campus San Lazzaro. Le opere di consolidamento dell’imponente struttura sono terminate e anche le demolizioni murarie sono quasi concluse, tanto che nei prossimi giorni comincerà la realizzazione degli impianti. Per l’ultimazione ci vorrà ancora tempo, con la conclusione dei lavori prevista per fine 2027, ma il segnale è forte. Tanto più se al fianco della Diocesi e di Unimore, per offrire nuove opportunità formative ai giovani reggiani, in un settore strategico per il futuro del Paese e della nostra provincia, scendono in campo anche le imprese. Un gruppo di società aderenti a Confcooperative Terre d’Emilia ha deciso di destinare oltre 150.000 euro, in tre anni, alla realizzazione della nuova sede della facoltà di Scienze infermieristiche.
L’ex Seminario, in un’area di quasi 6.000 metri quadrati, ospiterà 6 aule per 615 posti complessivi, 7 laboratori polifunzionali da 30 posti ciascuno con dotazione di letti ospedalieri, 6 sale studio, 5 aree di ristoro e 30 postazioni di lavoro per il personale. L’intervento delle cooperative vede in cordata Emil Banca, il centro di servizi e consulenze B.MORE e le cooperative sociali Papa Giovanni XXIII, Progetto Crescere, CoresSai e Dimora d’Abramo. Con loro Federazione Diocesana Servizi agli Anziani, Ceis, Società Cattolica di Gavassa, San Michele Arcangelo, Il Pilastro e Casa Nazareth.
“Siamo molto grati a queste realtà – sottolinea il presidente di Confcooperative Terre d’Emilia, Matteo Caramaschi – per la sensibilità con la quale hanno aderito al nostro invito; molte di loro, tra l’altro, avevano già aderito alla importante raccolta fondi che, d’intesa e a supporto del Comitato Reggio Città Universitaria, avevamo lanciato in occasione della precedente ristrutturazione dell’ala Nord del Seminario vescovile, già da tempo divenuta sede universitaria”.
“L’adesione al progetto – prosegue Caramaschi – è sostenuta da diverse ragioni, e in primo luogo dalla volontà di contribuire ad un’opera che vede impegnata la Chiesa reggiana, cui si deve la generosa messa a disposizione di questo grande immobile, che rilancia così la sua rinnovata funzione educativa nei riguardi dei giovani, unitamente a tutte le istituzioni locali (oltre che alla Regione Emilia-Romagna), professionisti, singoli cittadini e diverse espressioni del sistema imprenditoriale locale. Contemporaneamente, è evidente il grande impatto di quest’opera per il futuro dei servizi di cura alle persone, che vedono impegnate anche molte nostre associate e oggi scontano una evidente carenza di personale infermieristico“.
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