CORREGGIO (Reggio Emilia) – Sono di un arancione luccicante e il colore vivace fa sì che siano notate da lontano. La loro presenza è ormai diventata una consuetudine lungo le strade reggiane. Sono le colonnine installate dalle amministrazioni comunali come deterrente al fine di rallentare chi, soprattutto in presenza di lunghi rettilinei, tende a viaggiare a velocità sostenuta.
Succede a in via Dinazzano, a Prato di Correggio. In pochi rispettano il limite dei 50 km/h nell’avvicinarsi al centro della frazione dove sono già presenti più dossi oltre a due semafori che fanno scattare il rosso se rilevano l’eccesso di velocità. Per ridurla anche lungo i tratti verso San Martino in Rio, più o meno all’altezza dell’azienda Mantovan Autotrasporti, e verso Reggio Emilia all’incrocio con via Agrato, il Comune ha deciso di installare due torrette. Due “velo ok”, questo è il loro nome corretto. All’interno, la polizia locale può collocare gli occhi elettronici che rilevano quanto corrono i veicoli.
A livello di unione Comuni della Pianura Reggiana, sono diversi i dispositivi omologati che a turno vengono posizionati negli appositi armadietti, chiamati anche “finti autovelox” dagli automobilisti. Definizione valida fintanto che restano vuoti. Sono stati i residenti di Prato a sollecitare da tempo l’amministrazione, invitandola a rendere più sicura la circolazione nella frazione.
Non lontano, cinque anni fa, sulla provinciale 468, tra Gavassa e Budrio, è entrato in funzione l’autovelox fisso. In quel caso, l’autorizzazione dipende dalla prefettura, che ultimamente ha dato il via libera anche alla possibilità di installare dispositivi analoghi lungo la tangenziale che costeggia la linea Tav. Una decisione che, qualora spuntasse l’occhio elettronico dalle parti di Gazzata, potrebbe paradossalmente aumentare il numero di automobilisti che utilizzano via Dinazzano come scorciatoia.
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