REGGIO EMILIA – Chi potrebbe sospettare che questo distinto signore, con una lunga e brillante carriera pubblica alle spalle e una vecchiaia come volontario a favore dei malati oncologici, sia lo stesso che, giovanissimo, in divisa fascista, ha sparato il colpo di grazia a don Pasquino Borghi? Eppure, è questa la storia di Sergio Paderni.
Il 30 gennaio 1944 è al poligono di tiro per la fucilazione dell’eroico sacerdote condannato a morte. Ha 16 anni, è stato chiamato a far parte del plotone di esecuzione di don Pasquino e di altri otto antifascisti. Quando un sergente del plotone di esecuzione gli ordina di sparare il colpo di grazia al capo del sacerdote non si tira indietro ed esegue. Arrestato e processato nel dopoguerra, è assolto perché si ritiene che abbia agito in stato di costrizione. La madre di don Pasquino, Orsola Del Rio, gli ha concesso il suo perdono. Sergio Paderni si laurea, arriva a ricoprire l’incarico ministeriale di direttore generale della programmazione sanitaria. Muore nel 2021, all’età di 93 anni.
Diversa è la biografia di Remo Orlandini, originario di Villa Minozzo. Nel periodo della Repubblica di Salò è già adulto, è un maggiore della Brigata Nera, protagonista di episodi di repressione del movimento partigiano in Emilia e in Liguria. Nel dopoguerra è processato dalla Corte di Assise straordinaria di La Spezia e condannato a 24 anni di carcere, ma nel 1949 è già libero per amnistia. Avvia una fortunata carriera come costruttore edile a Roma. E’ un nostalgico del passato regime e diventa il braccio destro del principe Junio Valerio Borghese, già comandante della X Mas, che nel dicembre 1970 organizza un colpo di Stato. Orlandini è ai suoi ordini in un cantiere edile di Montesacro, ma il golpe fallisce e l’ex brigatista nero si dà alla latitanza in Svizzera e poi in Spagna. Riceve una condanna a 10 anni di carcere, che finisce in assoluzione in Cassazione.
Reggio Emilia Liberazione secondo dopoguerra Telereggio storia Liberazione Sergio Paderni Remo Orlandini











