REGGIO EMILIA – Le truppe alleate a fine aprile 1945 avanzano nell’Italia settentrionale, progressivamente liberata, e si lasciano alle spalle un governo militare transitorio, col compito di riavviare la macchina amministrativa in territori che hanno subìto i drammi e le rovine della guerra. La Allied Commission, commissione alleata, deve gestire il ritorno alla normalità.
“La principale preoccupazione degli ufficiali alleati è relativa alla tenuta dell’ordine pubblico – le parole di Iara Meloni, ricercatrice storica – Sono proprio gli anglo-americani ad avviare un primo processo di defascistizzazione e anche a dare un impulso fondamentale alla creazione di Corti di Assise straordinarie”. I processi a chi ha collaborato con l’occupante tedesco e con la Repubblica sociale di Salò hanno lo scopo di incanalare verso la legalità le spinte alla giustizia di piazza e alla vendetta che sono molto forti. “La preoccupazione per questi scoppi di violenza rientra molto velocemente – ha aggiunto Meloni – tanto che l’Emilia Romagna viene riconsegnata formalmente alle autorità italiane il 10 agosto del 1945, quando invece molte province del Nord dovranno aspettare l’autunno successivo”.
A Reggio Emilia alla guida della Commissione alleata si avvicendano due commissari. Il primo è Italo Radice, londinese, discendente di Evasio Radice, patriota risorgimentale esiliato nel regno Unito. Il secondo è Stephen Young, procuratore dell’Ohaio. “In entrambi i casi, si può parlare di un’occupazione dal doppio volto: un’occupazione paternalista che impone pesanti divieti, dall’altro un’amministrazione che sa farsi carico dei problemi. Sono molti i reggiani che si recano dagli Alleati a chiedere un aiuto, fra loro c’è anche il vecchio Alcide Cervi, a cui viene dato un primo soccorso da parte degli Alleati”.
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