REGGIO EMILIA – “Non so se definirla missione, è una scelta che mi è venuta naturale dalla convinzione che la mia libertà dipenda da quelle delle altre donne”. Così l’avvocato Giovanna Fava.
Una scelta maturata fin dal 1981, da quando è diventata avvocato. Anzi, in realtà da molto prima: da quando in campagna, ancora bambina, trovava profondamente ingiusto che solo i maschi andassero per le case a Capodanno a fare gli auguri. Si pensava che fossero gli unici a portare fortuna. “Ho scelto di stare dalla parte dei più deboli, non saprei fare diversamente”.
E le donne sono purtroppo ancora sulla sponda dei deboli della storia. In 45 anni di attività, Fava ha seguito innumerevoli casi di divorzi, maltrattamenti, soprusi. Un Il suo nome sarà per sempre legato alla strage del tribunale di 19 anni fa, quando Clirim Fejzo uccise l’ex moglie e sua assistita Vjosa Demcolli. Lei stessa rimase ferita. Le donne rappresentano l’80% delle sue clienti. In tanti anni, una cosa su tutte non è cambiata. “Il fatto che, quando arrivano i figli, le donne sacrifichino la loro vita lavorativa. Sono penalizzate dal punto di vista economico. Non dipendere economicamente da qualcuno è fondamentale”.
Ha dato vita a richieste, interpellanze, raccolte di firme. Eppure ancora si parla di ‘morale’ e si mette sotto accusa l’atteggiamento delle vittime. “Mi dispiace che le conquiste non siano mai per sempre. Ci abbiamo messo 20 anni ad avere un reato contro la violenza sessuale e adesso quanto conquistato viene messo in discussione dal ddl Bongiorno, che parla di dissenso e non di consenso. Tutto questo è allucinante”.
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