REGGIO EMILIA – Assolto perché il fatto non sussiste: la giudice Silvia Semprini ha scelto la formula piena per assolvere Gabriele Franzini, direttore di Tg Reggio e di Reggionline. Il collega era accusato di diffamazione per un servizio giornalistico da lui realizzato, andato in onda e online il 23 aprile 2020. Si trattava di un approfondimento sul dissesto delle aziende del gruppo Ferrarini. In quel servizio, Franzini analizzava, oltre al passivo delle tre aziende in concordato, anche quello delle società della famiglia Ferrarini in Italia e in Lussemburgo e i debiti personali dei componenti della famiglia. L’indebitamento complessivo della galassia Ferrarini veniva quantificato in 850 milioni, comprensivi di debiti infragruppo e fidejussioni.
Una cifra gonfiata ad arte, secondo i Ferrarini, che avevano proposto querela e, nella costituzione di parte civile, avevano chiesto 2,1 milioni di euro di danni. Qual era l’indebitamento reale, secondo i Ferrarini? Nella querela veniva indicato in 400-450 milioni. In aula, Luca Ferrarini ha parlato di 370-380 milioni, mentre nelle conclusioni gli avvocati hanno detto che il debito era di 450 milioni, al massimo 500.
Nel corso del processo, iniziato nel gennaio 2024, il gruppo Pini è divenuto proprietario di due delle tre aziende che avevano promosso la querela, cioè Ferrarini spa e Vismara. Pur essendo estraneo alle vicende oggetto del servizio, il gruppo Pini si è affiancato a Lisa, Luca, Lucio e Maria Licia Ferrarini nell’azione legale contro Franzini e Tr Media, società editrice di Telereggio. Nelle conclusioni depositate il 5 marzo scorso, la richiesta di risarcimento danni era stata rimodulata: 100mila euro per Ferrarini spa, cioè il gruppo Pini, 50mila per la Società Agricola Ferrarini e 40mila per i quattro fratelli Ferrarini.
Il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione. Gabriele Franzini è stato assistito dagli avvocati Giuseppe Benassi e Andrea Mattioli, Tr Media dall’avvocato Massimo Vellani, la famiglia Ferrarini e il gruppo Pini dall’avvocato Giulio Garuti. Tra 90 giorni le motivazioni della sentenza.
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