REGGIO EMILIA – Dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri il 12 gennaio, il Disegno di legge sui caregiver si avvia ora all’esame parlamentare. Una riforma attesa da anni, che introduce finalmente un riconoscimento formale del ruolo di chi assiste persone non autosufficienti, ma che porta con sé diverse criticità.
Le tutele ad esempio saranno garantite solo ai caregiver conviventi, per il 90% si tratta di donne, che assicurano almeno 91 ore settimanali di assistenza, una soglia molto elevata che esclude la maggior parte di chi presta comunque cure quotidiane. Inoltre, il bonus mensile di 400 euro, pensato come sostegno alle situazioni più gravose, sarà accessibile solo a chi presenta un Isee fino a 15 mila euro, restringendo ulteriormente la platea dei beneficiari.
A sollevare aspre critiche Alessandra Medici, responsabile Welfare del PD provinciale, che denuncia come il Governo stia scaricando su Regioni e Comuni i costi e le responsabilità della riforma, senza prevedere risorse adeguate. “Il problema di questa riforma è che inquadra il caregiver tralasciando una serie di sfumature che questa figura assume nella nostra società. Il figlio che tre volte al giorno va dal genitore anziano e lo assiste nella somministrazione di farmaci dei pasti, che comunque si deve organizzare anche rispetto alla sua vita privata e al suo lavoro, per noi non è meno caregiver di altri. Faccio presente – spiega ancora Medici – che dal 2014 è in vigore una legge in Emilia Romagna che è molto più innovativa del Decreto Locatelli, visto che chiarisce già nei primi articoli che è caregiver anche chi non vive con il familiare che assiste e poi elenca una serie di interventi a favore degli assistenti famigliari”.
E ancora: “Alcuni quantificano la platea di riferimento di questo Decreto cioè degli aventi diritto a questi 400 euro previsti, in circa 50.000 persone ma i caregiver in Italia sono circa 7milioni, necessario quindi rimettere mano all’impianto complessivo”
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