VETTO (Reggio Emilia) – Per anni, a chi evidenziava le possibili criticità nella realizzazione della diga di Vetto, è stato portato l’esempio della diga di Ridracoli (Forlì – Cesena) come ideale di funzionalità. Ma il richiamo a Ridracoli come modello di riferimento viene ora contestato dal Coordinamento per la salvaguardia e tutela del Torrente Enza, che parla di un parallelismo “tecnicamente infondato”.
Secondo il Coordinamento, mentre “a Ridracoli la morfologia del territorio garantisce stabilità ai versanti, l’area individuata per l’invaso di Vetto è caratterizzata da frane attive o quiescenti già censite. Una differenza sostanziale che rende il progetto rischioso sia dal punto di vista ambientale sia economico”.
I geologi avrebbero inoltre sollevato criticità rimaste senza risposte chiare, in particolare “sui costi e sugli interventi necessari per la messa in sicurezza dei versanti”. Il timore espresso è quello di un’opera costosa e fragile, con potenziali ripercussioni per il territorio e la popolazione a valle.
Il Coordinamento chiede quindi “maggiore trasparenza sui costi reali di consolidamento e una valutazione approfondita di alternative che non prevedano la costruzione della diga in un’area ritenuta geologicamente instabile”.

Ridracoli











