VETTO (Reggio Emilia) – Non è un no ideologico, ma una bocciatura tecnica senza appello: il Coordinamento per la tutela e la salvaguardia del torrente Enza, che riunisce realtà come Legambiente, WWF, Lipu e Università Verde, ha depositato oltre cento osservazioni formali contro il Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali relativo alla diga di Vetto. Secondo le associazioni ambientaliste, il documento è considerato inaffidabile e non può costituire il presupposto per l’avvio delle fasi successive.
Le critiche riguardano innanzitutto la sicurezza: il documento, spiegano, non valuterebbe adeguatamente le interferenze con le acque sotterranee né la stabilità dei versanti, in un’area già fragile dal punto di vista idrogeologico. Dubbi condivisi anche dall’Ordine dei Geologi dell’Emilia-Romagna: ‘Le aree interessate sono caratterizzate da una diffusa presenza di frane attive’ ha detto il presidente, il reggiano Fabrizio Giorgini.
Pesante anche il giudizio sull’impatto ambientale. La diga andrebbe infatti a sommergere habitat protetti, violando la Direttiva Quadro delle Acque, senza dimostrare l’assenza di alternative meno impattanti. Nel mirino poi la tempistica. L’ipotesi di arrivare alla progettazione esecutiva entro il 2027 viene definita irrealistica, soprattutto alla luce dei dati sulle grandi opere in Italia: per interventi sopra i 100 milioni di euro i tempi medi superano i 14 anni, e i costi della diga di Vetto hanno una stima di oltre i 520 milioni.
«È una scelta irreversibile calata dall’alto», denuncia il Coordinamento, che chiede la riapertura dell’istruttoria e un riesame completo del documento, per evitare – dice – che ingenti risorse pubbliche vengano investite in un progetto destinato a fermarsi.
Reggio Emilia Vetto Legambiente Wwf diga di Vetto Lipu Università Verde Coordinamento per la tutela e la salvaguardia del torrente Enza Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali Ordine dei Geologi dell’Emilia-Romagna








