REGGIO EMILIA – Dopo il debutto al Festival Aperto 2024, torna a Reggio Emilia una delle compagnie di danza più affascinanti della scena internazionale: TAO Dance Theater, fondata a Pechino nel 2008 da Tao Ye, Duan Ni e Wang Hao, Leone d’Argento alla Biennale Danza 2023.
Lo scorso ottobre il Festival Aperto aveva presentato “13” e “14” al Teatro Ariosto: ora la Fondazione I Teatri invita il pubblico a ritrovare quella stessa forza visionaria con due nuovi lavori,“16” e “17”, mercoledì 15 aprile ore 20.30 al Teatro Municipale Valli.
Invitata sui maggiori palcoscenici del mondo, dal Lincoln Center di New York al Sadler’s Wells di Londra, passando per la Sydney Opera House e il Théâtre de la Ville di Parigi, La Biennale di Venezia, TAO Dance Theater ha conquistato critica e pubblico internazionali. Il Financial Times ha scritto che la loro danza si muove come una forza della natura, mentre l’Evening Standard li ha definiti intensi, seriamente ipnotici e capaci di catturare l’attenzione, confermando Tao Ye come una voce eccezionale nella danza internazionale. Alla Biennale di Venezia 2023, il direttore Wayne McGregor ha motivato il Leone d’Argento sottolineando come, abbandonando narrativa, messaggio e scenografia, i due coreografi abbiano creato un genere di danza unico ed evoluzionistico, che cattura con la sua forza ipnotica e minimalista.
“16”, ispirato ai giochi tradizionali Dragon Dance e Snake, vede sedici danzatori disposti in fila ruotare e marciare in uno spazio circolare a 360 gradi. La coreografia si basa sulla ripetizione e sulla variazione incrementale, esplorando il corpo in modo quasi matematico piuttosto che attraverso gesti espressivi o narrativi.
“17” mette in scena diciassette danzatori che si disperdono e si riuniscono apparentemente in disordine. Il suono rappresenta il segnale dei pensieri e dei movimenti del gruppo, sempre sincronizzato con il corpo, formando un gioco di contrasti da cui emergono relazioni miste e sregolate che sembrano assumere la forma di onde sonore e fuochi d’artificio. Per Tao Ye, suono e movimento sono inseparabili: “I corpi sono tutti collegati, questo è un linguaggio del mondo.”
Entrambe le opere approfondiscono la somaestetica orientale: un approccio filosofico che integra la consapevolezza del corpo e l’esperienza sensoriale con i principi della meditazione e dello yoga. Partendo dall’immagine di “seguire la sua inerzia”, le opere creano infinite possibilità di “flusso istantaneo”. Non si tratta di raccontare una storia, ma di abitare pienamente il movimento — un’esperienza che lo spettatore percepisce quasi per contagio.







