REGGIO EMILIA – A poco più di due settimane dall’inizio del nuovo anno scolastico, previsto per il 13 settembre, la campagna vaccinale conosce una nuova accelerazione. L’Ausl ha infatti annunciato che a partire da oggi gli insegnanti e il personale scolastico possono presentarsi nelle sedi vaccinali della provincia per la somministrazione senza appuntamento. Sarà sufficiente avere con sé la tessera sanitaria e un documento di identità. Nel caso fosse necessario certificare specifiche condizioni cliniche, è bene portare la documentazione sanitaria.
Ultima chiamata, dunque, per insegnanti, amministrativi e ausiliari non ancora vaccinati. L’obiettivo è quello di incrementare un livello di copertura vaccinale che nel settore è già comunque alto. Aveva infatti conosciuto numeri alti di adesione sul nostro territorio la campagna che aveva preso il via il 21 febbraio scorso, inciampando successivamente nelle criticità del vaccino scelto, quello di Astrazeneca. I presupposti per un inizio di anno scolastico in sicurezza ci sono, lo dicono i numeri dei giovani vaccinati: nella fascia di età tra i 12 e i 19 anni sono in media settanta al giorno nella nostra provincia.
Per gli studenti la modalità ad accesso libero è cominciata il 16 agosto. L’estensione coinvolge anche la platea formata da educatori, personale delle mense, operatori dei nidi e delle materne. Circoscritta alle medie e alle superiori la popolazione scolastica reggiana conta 38mila studenti. Alta è comunque la copertura vaccinale raggiunta nel complesso sul nostro territorio, sopra all’80% di vaccinati con la seconda dose. Le somministrazioni delle prime, ora, rallentano. Di conseguenza è stato rivisto l’orario delle sedi vaccinali.
Sul fronte dell’assistenza, sono tornate al lavoro le unità speciali, cosiddette Usca. A domicilio eseguono tamponi e visitano i sintomatici. La loro operatività si trova però a fronteggiare un problema: i medici che ne compongono l’organico a breve cominceranno le scuole di specialità.
Un altro punto critico è rappresentato da una sorta di boicottaggio che ultimamente indebolisce l’efficacia delle attività di tracciamento dei contatti di casi confermati di Covid. Un fenomeno riscontrato dall’inizio dell’estate, con diversi nuovi positivi che, per non mettere nei guai, amici o congiunti, non hanno collaborato. Fonte di timori, ora, è il fatto che l’Inps non consideri più come malattia la quarantena.
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