REGGIO EMILIA – L’approvvigionamento, azienda sanitaria per azienda sanitaria, è stato fatto in base dell’andamento dei contagi. Di dosi per eseguire terapie monoclonali a Reggio Emilia ne sono arrivate 107. Finora, ne sono state utilizzate 10 su altrettante persone alle prese coi sintomi da Covid e ad alto rischio di evoluzione e aggravamento della malattia.
“E’ stata fatta una valutazione di fabbisogno, stimando una richiesta che nell’atto pratico forse è stata un poco sovradimensionata sia per il problema dell’efficacia che anche per la complessità della somministrazione”, ha detto Marco Massari, direttore del reparto di Malattie infettive del Santa Maria.
Le infusioni devono avvenire in una struttura attrezzata: “E’ un’ora di endovena – ha spiegato Massari – seguita da un’ora di osservazione. Possono insorgere febbre ed effetti collaterali”. Ma è il fattore tempo a complicare più di tutto le cose. Il paziente va preso in carico entro sei giorni dalla comparsa dei sintomi e prima di cominciare occorre che abbia svolto un tampone e gli esami del sangue. La somministrazione salta del tutto, poi, se di mezzo c’è la variante brasiliana contro la quale i farmaci attualmente a disposizione sono inutili.
Preso atto della scarsità di richieste finora arrivate (le segnalazioni dipendono dai medici di medicina generale oppure da quelli dei pronto soccorso), la modalità di selezione delle persone candidabili alla terapia è stata rivista. Da quattro categorie iniziali si è passati a contemplare tutto l’elenco previsto dall’Agenzia Nazionale del Farmaco. “Abbiamo aperto a tutti – ha aggiunto Massari – quindi persone che hanno più di 65 anni con un fattore di rischio, persone con più di 55 anni con bronchite cronica fisioendematosa, oppure che hanno diabete con dai danni d’organo, oppure ancora che hanno malattie cardiovascolari”.
I destinatari delle monoclonali sono dunque destinati a crescere. All’occorrenza, sarebbero attivabili un centro infusionale a Guastalla e un altro a Castelnovo Monti. Rivoluzionari si preannunciano i farmaci con anticorpi di seconda o terza generazione: “Sono iniettabili per via intramuscolare r a quel punto cambia tutto. Li potrebbero utilizzare a domicilio i medici curanti”, ha concluso Massari.
Reggio Emilia ausl reggio emilia Marco Massari emergenza coronavirus covid-19 cure monoclonali











