REGGIO EMILIA – Che l’intelligenza artificiale (IA) sia uno degli elementi maggiormente disruptive dell’attuale scenario tecnologico, non v’è dubbio. Che il marketing di grandi interessi economici e un sistema dell’informazione a volte accondiscendente, a volte superficiale, la stia caricando di significati impropri è altrettanto evidente. Serve alla generazione di hype la polarizzazione delle opinioni, anche in questo caso divise tra apocalittici e integrati.
L’incontro, in programma venerdì 19 settembre alle ore 18.30 nella sede di Officine Credem (Parco Innovazione, Capannone 17 – Reggio Emilia) si propone l’obiettivo di portare chiarezza sulla natura dell’IA, inquadrandola nella più ampia tendenza dello sviluppo tecnologico degli ultimi quattro secoli, fondato su una visione deterministica e meccanicistica dell’essere umano, già fortemente criticata da diversi filosofi del Novecento (Husserl e Heidegger tra i principali) e promotrice di una unilaterale, dominante e pervasiva concezione del pensiero e dell’intelligenza, quella computazionale.
Ma è vero che il pensiero sia unicamente computazionale? Che l’intelligenza si possa esprimere unicamente attraverso un’attività mentale? Di quale tipologia di corpo e di mente dispongono gli automi e di quale dispongono, invece, gli esseri umani? Recuperare un’idea autentica di essere umano significa guardare sotto la giusta luce anche una innovazione utile e potente come l’IA, nell’interesse principale della dignità della persona.
All’incontro parteciperanno come relatori Emilio Ferrario, ingegnere e specialista di teoria della conoscenza, e Paolo Bottazzini, filosofo della scienza, in dialogo con Davide Zanichelli, direttore della Fondazione Palazzo Magnani e Piergiorgio Grossi, chief innovation and data officer Credem.













