REGGIO EMILIA – Coloro i quali hanno riportato danni alle proprie vetture causati dal 25enne che, nudo e in evidente stato di alterazione, mercoledì si è messo a correre in strada tra porta San Pietro e viale Umberto I, potranno usufruire dei contributi stanziati dal fondo del Comune per il risarcimento degli atti vandalici alle auto.
Per usufruire di tale agevolazione è necessario fare domanda tramite questo link. Il contributo ammesso è pari al 70% delle spese sostenute, documentate e quietanzate, entro il limite massimo di 250 euro per ciascun richiedente. Nell’ipotesi di veicolo la cui assicurazione preveda una franchigia per il danno subito, il contributo ammesso è pari al 70% delle spese sostenute qualora il danno sia inferiore all’importo della franchigia. Diversamente, qualora sia superiore, il contributo ammesso è pari al 70% della franchigia stessa. Il contributo non può, comunque, essere superiore al limite massimo di 250 euro.
Possono fare richiesta i cittadini in possesso dei seguenti requisisti: aver subìto danni al proprio veicolo a seguito dell’episodio; avere denunciato l’evento alle autorità competenti; essere proprietario del veicolo danneggiato o avere la materiale disponibilità dello stesso; non avere in atto situazioni debitorie, esigibili e non saldate, con il Comune; non aver già ottenuto un contributo per lo stesso tipo di danno nel periodo di 12 mesi precedenti.
Il veicolo danneggiato non deve essere coperto da assicurazione per il danno subìto, fatta salva l’eventuale franchigia. La richiesta di contributo deve essere presentata entro il 30 giugno 2026. Il contributo sarà erogato sulla base dell’ordine di presentazione delle richieste, fino all’esaurimento dei fondi stanziati e sarà liquidato in maniera diretta sul conto corrente intestato o cointestato al richiedente avente diritto indicato nella domanda di contributo. Per la compilazione della richiesta è possibile avvalersi del supporto gratuito offerto da uno degli sportelli di facilitazione digitale attivi sul territorio.
Intanto, sulla vicenda interviene anche il dipartimento di salute mentale dell’Ausl. Il protagonista dell’episodio è un cittadino italiano, arrivato nel nostro Paese dal Ghana 22 anni fa, all’età di 4 anni. Mercoledì scorso non andava in giro nudo per strada perché nella giungla sono abituati così, come sembra credere qualche esponente politico locale, ma perché da alcuni anni vive una grave sofferenza psichica. Il 6 marzo scorso era salito all’ottavo piano di un condominio di via Turri per buttarsi di sotto ed era stato salvato dai carabinieri.
L’Ausl non commenta il caso specifico, ma ricorda che i disturbi mentali sono assai diffusi e che “le forme più gravi, come i disturbi psicotici, interessano circa l’1% della popolazione e possono comportare una temporanea perdita del contatto con la realtà”. Ciò che si fa in quei momenti non è intenzionale, ma è manifestazione della malattia. Le norme prevedono che possa essere attivato un Tso, un Trattamento sanitario obbligatorio, se le alterazioni psichiche sono tali da richiedere urgenti interventi terapeutici e se c’è rifiuto delle cure. Legge alla mano, l’obiettivo del Tso non è neutralizzare l’eventuale pericolosità del soggetto, ma tutelare la sua salute.
La durata del Tso è limitata: se c’è un miglioramento – ricorda l’Ausl – il trattamento deve essere revocato e la persona può liberamente decidere di interrompere il ricovero. Come ha fatto l’uomo che mercoledì ha gettato scompiglio tra porta San Pietro e viale Umberto I.
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