REGGIO EMILIA – “Reggio è un posto che mia moglie definisce magico”, così il Comandante provinciale dei carabinieri, il Colonnello Orlando Hiromi Narducci, durante l’ultima puntata di Decoder.
E’ originario di Milano, ha lavorato al Sud, a Bruxelles e a Gerusalemme, ma a Reggio si trova bene.
Negli studi di Decoder, il comandante Narducci ha offerto una lettura della situazione della sicurezza nel nostro territorio. La città di Reggio, ha ricordato, ha conosciuto dalla fine degli anni Ottanta un aumento della popolazione residente di oltre 40mila persone. “Mi sembra – spiega – che abbia assorbito l’aumento in maniera egregia. Merito del tessuto sociale e della capacità di iniziativa che tutti vi riconoscono”. Ma se la popolazione è cresciuta del 30 per cento, i reati hanno fatto altrettanto? Il comandante dei Carabinieri risponde di no: “Un po’ di criminalità c’è, ma non vedo situazioni di estrema criticità”.
Più preoccupate le valutazioni del colonnello Narducci sulla criminalità organizzata. Una criminalità che a Reggio non spara da 25 anni e si dedica agli affari: “Ciò non cambia la sua natura. Una volta che è entrata, non va via come una macchia che si lava. Le interdittive sono uno strumento fondamentale”. Forze dell’ordine e magistratura si interrogano sui tanti incendi dolosi: “Noi prestiamo parecchia attenzione. Con la Procura ne parliamo spesso e c’è un’interlocuzione continua”.
Sul fenomeno dei reati commessi da giovanissimi, il comandante dei Carabinieri si mostra allergico alle etichette come “maranza” e “baby gang” e usa parole di grande umanità: “Molti sono ragazzi nella loro adolescenza e come tutti i percorsi dell’adolescenza può essere anche difficile”.
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