CARPINETI (Reggio Emilia) – La discarica di Poiatica torna al centro del confronto politico e territoriale. Situato nel comune di Carpineti, il sito fu attivato nel 1995 all’interno di una cava di argilla e ha accolto rifiuti fino al 2015, quando i conferimenti sono cessati definitivamente, lasciando spazio alla fase di post-gestione con monitoraggi ambientali su aria, acqua e suolo.
Il tema è riemerso nei giorni scorsi durante un incontro tra il Consiglio comunale di Carpineti e la Commissione ambiente e discarica. Al centro della discussione c’è il cosiddetto sesto lotto, un invaso da circa 800 mila metri cubi che avrebbe evidenziato criticità legate alla stabilità. Tra le ipotesi al vaglio, quella di una possibile colmatura del cratere con materiali da definire, un tema che ha immediatamente riacceso il dibattito sul territorio.
L’Unione Montana dei Comuni dell’Appennino Reggiano ha precisato che allo stato attuale non esiste alcun progetto operativo, ma soltanto la valutazione di diversi scenari possibili, anche alla luce dei costi e degli interventi necessari per la gestione dell’area. A Iren è stato chiesto di elaborare eventuali proposte, mentre il Comune di Carpineti assicura che qualsiasi decisione sarà preceduta da approfondimenti tecnici, dati e analisi.
Preoccupata l’opposizione di Carpineti Civica, che richiama l’attenzione sui materiali che potrebbero essere utilizzati per riempire l’invaso. Tra le ipotesi citate compaiono anche rifiuti speciali pericolosi, materiali isolanti e amianto, oltre alla prospettiva di un consistente traffico di mezzi pesanti per il trasporto dei materiali. Netta la contrarietà del mondo agricolo. La Cia ribadisce il proprio no a qualsiasi ipotesi di riapertura della discarica, sottolineando la necessità di tutelare un territorio montano considerato una risorsa da valorizzare e promuovere, senza introdurre elementi che potrebbero avere conseguenze sull’ambiente e sulle attività agricole della zona.
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