REGGIO EMILIA – Chi erano i “Magnacucchi”? Solo pochi cultori di storia della politica saprebbero oggi rispondere. Erano Valdo Magnani, intellettuale, ex partigiano in Jugoslavia, deputato e segretario della federazione comunista di Reggio Emilia dal 1947, e Aldo Cucchi, medico, ex partigiano a Bologna, anche lui parlamentare.
“Magnacucchi” era lo sprezzante nomignolo dato loro dal Partito Comunista, di cui facevano parte e da cui erano stati cacciati. Lo strappo col Pci si consumò a fine gennaio 1951, quando Valdo dopo la sua relazione al congresso provinciale del partito, al teatro Municipale, aveva espresso alcune opinioni a titolo personale, proponendo una linea di autonomia rispetto all’Unione Sovietica guidata da Stalin, criticando lo stato guida e il partito guida sovietico.
Seguirono anni di ostracismo e di polemiche per Valdo e per quanti avevano solidarizzato con lui. I due, espulsi dal Pci come “traditori”, diedero vita con scarso successo a piccole formazioni indipendenti. Magnani finì per confluire nel Partito Socialista, Cucchi in quello Socialdemocratico. Intanto era morto Stalin, gli stessi comunisti sovietici avevano denunciato i suoi crimini. Per Valdo Magnani non c’erano più ragioni per mantenere quella separazione dal suo partito d’origine che l’aveva fatto soffrire anche sul piano personale.
Nel 1961 chiese e ottenne di rientrare nel Pci. In fondo aveva avuto ragione lui, ma l’ammissione fu esplicita solo dopo la sua morte, avvenuta il 3 febbraio 1982. In un convegno dedicato alla sua figura, nel 1989, fu riconosciuta la visione anticipatrice delle sue analisi.
Gian Piero Del Monte
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