REGGIO EMILIA – A 7 anni dall’indagine sugli affidi in val d’Enza (qui l’approfondimento di Tg Reggio), dopo più di tre anni da capo del Governo, Giorgia Meloni è ancora davanti al cartello di Bibbiano. Non si è mossa di lì. Non importa se la sentenza di primo grado del processo ha stabilito che le accuse mosse agli imputati erano in gran parte infondate, se gli assistenti sociali e gli psicoterapeuti da lei additati al pubblico ludibrio erano innocenti. Come il collega di governo Matteo Salvini sul caso dello spacciatore ucciso da un poliziotto a Rogoredo, la presidente del Consiglio non resiste alla tentazione di commentare vicende di cui non conosce i dettagli (come non li conosciamo noi) e di emettere giudizi sommari.

La premier Meloni a Bibbiano il 5 luglio del 2019
Nelle ore scorse lo ha fatto con un post su Facebook a proposito delle decisioni del Tribunale per i minori dell’Aquila sul caso della cosiddetta famiglia nel bosco. “I figli non sono dello Stato: i figli sono delle mamme e dei papà”, ha scritto la presidente del Consiglio. Affermazione giusta in apparenza, ma sbagliata quando viene calata nella realtà. Come la mettiamo con i genitori che massacrano i figli di botte? Con quelli che non li mandano a scuola? Con i genitori che non curano i figli per pregiudizi religiosi e con quelli che li trascurano o li abusano? In questi casi, che purtroppo sono numerosi, di chi sono i figli? Lo Stato deve far finta di niente perchè i figli sono delle mamme e dei papà?
La risposta a questa domanda l’hanno data già molti anni fa il sistema educativo reggiano, Loris Malaguzzi e Carla Rinaldi. I bambini sono cittadini fin dalla nascita e hanno diritti propri, che a volte non coincidono con quelli dei genitori. Quindi i bambini non sono né dei genitori né dello Stato, ma appartengono a sé stessi.

Matteo Salvini a Bibbiano (foto Corrado Bertozzi/Elite per Reggionline)










