REGGIO EMILIA – Le ragioni di chi ha dato il via alla controversia e la versione di chi è stato chiamato in causa. Le ha raccolte il giudice della sezione civile Lorenzo Meoli in occasione della prima prima udienza in tribunale dedicata alla vicenda dello stop subito dal progetto della ‘Casa biancorossa’, la riqualificazione da 20milioni di euro che avrebbe trasformato il capannone 15A, all’interno del Parco Innovazione, in un luogo dotato di campi per gli allenamenti, palestre e anche spazi commerciali. Un cantiere che avrebbe dovuto prendere il via nel settembre del 2024.
Promotrice della causa civile è la Pallacanestro Reggiana che ha chiesto un risarcimento danni alla società di trasformazione urbana Stu Reggiane, partecipata dal Comune. Quest’ultima, secondo la società di basket presieduta da Veronica Bartoli, avrebbe eseguito in ritardo i lavori di bonifica inerenti l’edificio da ristrutturare. Lungaggini che avrebbero compromesso l’iter del progetto rendendo impossibile l’accesso a finanziamenti pubblici necessari alla sua realizzazione.
Un’accusa infondata, come ha più volte sostenuto il legale rappresentante di Stu Reggiane Luca Torri, riconducendo il ritardo della bonifica, nel frattempo completata, a fattori quali il cambio di giunta e la necessità di dover ottemperare a normative mutate nel tempo. Il giudice, prendendo visione delle ragioni delle due parti le ha invitate a lavorare a una soluzione, ricevendo da entrambe la disponibilità a farlo.
Una riapertura della trattativa tra Pallacanestro Reggiana e Comune potrebbe dunque concretizzarsi nei prossimi giorni, magari incentrata su un’idea già trapelata, quella di una Casa biancorossa più piccola rispetto al disegno originale. Sta di fatto che la causa prosegue. La prossima udienza si svolgerà il 10 aprile.
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