REGGIO EMILIA – Ripercorrendo, come abbiamo fatto con quattro servizi, il dibattito quasi trentennale sul futuro dell’area della ex casa di riposo di Ospizio, mettendo a confronto i diversi piani di riqualificazione che si sono succeduti nel tempo, osservando le modifiche che hanno subìto e riascoltando le parole di amministratori, architetti e residenti, c’è una cosa che colpisce in modo particolare: dal 1998, quando il Consiglio comunale individuò la zona come ambito degradato da riqualificare, non c’è mai stato nessuno, neppure per un momento, che abbia proposto di riconvertire questo quadrante della città in un’area verde.
Non è un giudizio; è una constatazione. Fino alla primavera del 2024, quando emersero le prime voci contrarie al progetto di Conad, il dibattito è sempre stato incentrato sul tipo di funzioni da insediare a Ospizio, a fianco del parco della ex casa di riposo, mai sulla riconversione integrale ad area verde.
Questo approccio si può spiegare se si tengono presenti due fattori. Il primo è che l’area della casa di riposo è urbanizzata dal 1836. Il secondo è che i soggetti imprenditoriali che l’hanno acquistata – prima la società immobiliare Crea srl, poi Conad Centro Nord – l’hanno comprata e pagata come area edificabile, su cui sviluppare i rispettivi progetti.
La demolizione degli edifici, 20 anni fa, ha lasciato intatte le fondamenta in cemento armato, all’interno delle quali si accumula l’acqua piovana. Secondo la relazione allegata alla documentazione urbanistica, il 15% dell’area – quella in verde più scuro – è solo parzialmente permeabile, mentre il 56% – in beige – è del tutto impermeabile.
Agli occhi di chi ha amministrato la città nel corso dei decenni, insomma, quella di Ospizio non è mai stata un’area verde, neanche dopo la demolizione della casa di riposo e degli altri edifici. E’ stata semmai un’area da recuperare, per certi aspetti anche un problema igienico-sanitario, un ambito da riqualificare restituendo al quartiere i servizi perduti 20 anni fa. Se sia stato un approccio giusto o sbagliato, è un giudizio che spetta in primo luogo ai residenti di Ospizio. (5/fine)
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