REGGIO EMILIA – Se nella tua carriera hai vinto una Coppa del Mondo, un Europeo e lo scudetto con la Roma del 2001, sei per forza di cose destinato a essere ricordato. Vincent Candela, che per i giallorossi è sceso in campo 289 volte segnando 16 reti, e che nel cuore dei tifosi della Lupa ha e avrà sempre un posto speciale, ha sposato Roma anche una volta appesi gli scarpini al chiodo. Nella capitale, infatti, gestisce una catena di ristoranti insieme alla moglie Mara Pacifico, con la quale ha scritto il libro “Metodo Vincent(e)”, presentato giovedì sera al Circolo Equitazione di Canali, alla presenza degli autori. “Le mie radici sono francesi e questo non lo dimentico. Tuttavia, ho imparato ad amare Roma quasi subito e da quasi 30 anni ormai sto lì”.
Durante la serata, l’ex terzino giallorosso ha raccontato aneddoti sugli anni a Roma, sempre al fianco del Pupone, l’amico fraterno Totti, e su altri mostri sacri con cui ha giocato insieme e contro tra club e nazionale. Due sono i successi in carriera a cui è più affezionato: “La vittoria del Mondiale non si può dimenticare, davanti ai francesi. Però, metto quel successo sullo stesso piano dello scudetto con la Roma. Perché lo abbiamo vinto dopo quasi 20 anni e mi sono sentito protagonista. E poi, un milione di persone al Circo Massimo chi se le scorda…”.
Al centro dell’incontro, come detto, il libro che parla del “metodo alberologico” messo a punto dalla moglie: si tratta di un percorso che unisce la crescita interiore alla concretezza della vita sul campo. Durante la chiacchierata, si è parlato anche di vini, poiché Candela è uno degli ex grandi giocatori che hanno prestato il proprio nome per la cantina di Fabio Cordella, in Puglia, e per il progetto “the wine of the champions“. “Reinventarsi e cominciare tutto da capo è la parte più difficile della carriera di uno sportivo. Dal momento che non si finisce mai di crescere, ho provato a diventare un imprenditore nella ristorazione. Sono caduto, mi sono sempre rialzato perché in quel campo non è semplice. Però, ho vissuto bene”.
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