CAMPAGNOLA (Reggio Emilia) – Un filare cresciuto dopo la nascita dell’area che lo ospita e che oggi mostra segnali di una malattia incurabile che ha reso necessario un intervento risolutivo a causa della potenziale pericolosità della situazione.
Il Comune di Campagnola ha dovuto constatare che si è reso necessario programmare la rimozione di una parte del filare di pioppi cipressini posto a confine con il campo da calcio in manto sintetico di via Magnani. E, come annunciato nei mesi scorsi, sta per far partire la rimozione dei primi filari. I lavori partiranno da lunedì 16 marzo e non avranno alcun impatto su viabilità o traffico della zona. Pianificato per i mesi scorsi, l’intervento è stato rimandato fino ad oggi a cause delle frequenti piogge che hanno reso il terreno inadatto all’attività.
Le piante oggetto dell’intervento sono già adulte, messe a dimora successivamente alle urbanizzazioni delle abitazioni e delle aree sportive limitrofe, che negli anni hanno sviluppato un apparato radicale ampio e superficiale, oggi compromesso. Una situazione che evolve nella formazione di cavità e in processi di degradazione del legno, riducendo progressivamente la stabilità e aumentando il rischio di caduta, anche in presenza di sollecitazioni ordinarie. Le verifiche hanno inoltre evidenziato la presenza di funghi cariogeni che colpiscono soprattutto le radici e possono diffondersi con facilità tra esemplari confinanti.
Il quadro rilevato, supportato da una relazione tecnica del Consorzio Fitosanitario non è risolvibile e per riqualificare il contesto e soprattutto tutelare la sicurezza, si è resa necessaria la rimozione del filare più vecchio.
L’Amministrazione compenserà la rimozione con la ripiantumazione di altrettante piante in altri luoghi del territorio comunale. In via Magnani, invece, non si procederà a una nuova piantumazione immediata: gli scavi resteranno temporaneamente aperti per consentire il risanamento del terreno e la riduzione degli elementi patogeni, così da interrompere le condizioni che hanno favorito l’ammaloramento radicale. Solo successivamente verrà valutata l’eventuale messa a dimora di specie più adatte al contesto.













