REGGIO EMILIA – Arriva dal centro studi nazionale della UIL la fotografia definitiva del rapporto sulla cassa integrazione dell’anno appena trascorso ed il dato che emerge certifica finalmente un calo dell’utilizzo della cassa integrazione nel reggiano, la variazione di ore autorizzate nel 2025 segna un meno 15% rispetto all’anno 2024, in controtendenza al dato nazionale che segna un più 10,4%. Mettendo a confronto i due periodi, la sommatoria delle ore di cassa ordinaria, straordinaria ed in deroga, passa dalle 11.663.827 del 2024 a 9.913.078 del 2025 inserendo la provincia di Reggio Emilia al terzo posto di questa particolare classifica, dopo Bologna e Modena.
“Se consideriamo che i dati di questo monitoraggio non ricomprendono i dati FSBA (ovvero il Fondo di Solidarietà Bilaterale Alternativo per l’Artigianato) ed i dati Fondo Somministrati (fondo di sostegno al reddito per i lavoratori in somministrazione), si capisce che sono relativi principalmente al settore industriale, quello del terziario e della moda, e possiamo dire che si intravedono timidi segnali di ripresa. Ciò fa ben sperare, ma resta comunque alto l’utilizzo dell’ammortizzatore sociale soprattutto nella meccanica”, evidenzia Roberto Rinaldi, coordinatore provinciale della Uil di Modena e Reggio.
Andando a scorporare i dati ci rendiamo contro che la cassa integrazione ordinaria cala del 16,2% passando dalle 7.904.321 ore del 2024 alle 6.623.880 del 2025 ,mentre la CIG straordinaria registra un calo del 12,5% ovvero si passa da 3.759.437 ore utilizzate nel 2024 alle 3.289.398 del 2025.
“Il sistema produttivo reggiano che è un locomotore nazionale in termini produttivi – continua Rinaldi – per poter recuperare competitività internazionale, necessita di scelte strutturali nazionali che tardano ad arrivare, soprattutto sul fronte del costo dell’energia che è ancora troppo alto sia per le imprese che per i cittadini comuni. Sul territorio chiediamo da tempo alle parti datoriali un cambio di atteggiamento nelle relazioni sindacali ed istituzionali, le abbiamo invitate diverse volte a ragionare insieme in sede di patto per il lavoro su come si potrebbe uscire fuori dalle difficoltà tenendo conto della qualità del lavoro”.
Le aperture, secondo il sindacato, sino a oggi però sono state “timide e non in sintonia con la storia di un territorio che è diventato importante dal punto di vista industriale grazie soprattutto al dialogo con le parti sociali”. “Ora più che mai – conclude Rinaldi – c’è bisogno di un contratto sociale, con le Istituzioni che dovrebbero fungere da regia e da garanti per riaffermare il valore del lavoro sul nostro territorio”.














