REGGIO EMILIA – Il 2025 si è chiuso con un altro calo delle imprese attive in provincia di Reggio, che, con 553 unità in meno, si sono attestate a quota 46.826. Questa flessione dell’1,2% mostra comunque un rallentamento rispetto al -2% di fine 2024 e anche al -1,8% registrato alla fine di settembre 2025. Il calo più accentuato si registra nell’artigianato e nelle piccole imprese. L’ufficio studi di Lapam Confartigianato ha analizzato i principali indicatori economici su un campione di imprese associate.
“La diminuzione delle imprese, soprattutto artigiane, è un campanello d’allarme e la difficoltà di accesso al credito penalizza gli investimenti, senza i quali si perde terreno sui mercati”, sottolinea il presidente di Lapam, Daniele Mazzini.
Nei primi nove mesi del 2025 però – secondo Lapam – si è assistito a una sostanziale tenuta dell’export manifatturiero nel reggiano. Per le micro e piccole imprese provinciali le esportazioni sono cresciute più che per le altre realtà e facendo segnare un +4,8%. “L’export tiene, si assiste a uno sviluppo di turismo e servizi, ma la manifattura è in sofferenza”.
Secondo l’analisi di Lapam Confartigianato nei primi dieci mesi del 2025 nel reggiano abbiamo registrato un +10,9% di turisti e un +9% di pernotti rispetto allo stesso periodo del 2024, anche se il turista medio effettua vacanze più brevi sul territorio.
La maggior parte degli imprenditori resta pessimista per il futuro. Nei primi tre mesi del 2026 le entrate preventivate delle realtà imprenditoriali di Reggio Emilia e provincia osservano un -7,8% rispetto alla previsione nello stesso periodo dell’anno precedente. “Per questo bisogna mettere in campo strumenti per aiutare le imprese e facilitare l’accesso al credito“.
economia Crisi imprese Lapam Confartigianato









