REGGIO EMILIA – In queste ultime settimane la baby gang della Canalina è tornata a far parlare di sè. Prima di Natale il pestaggio ai danni di uno studente all’esterno della Coop di via Gandhi, la notte di Capodanno gli atti di teppismo in via Compagnoni. Il fenomeno è noto da tempo, non solo alle forze dell’ordine che sanno perfettamente chi sono e dove vivono i soggetti in questione, ma anche alla politica locale. Dopo la bocciatura della mozione presentata da Fratelli d’Italia, il caso tornerà in Consiglio comunale poiché la consigliera del Pd Luisa Carbognani presenterà un ordine del giorno in merito.
Abbiamo chiesto a Federico Macchi, coordinatore della Consulta D, di fare il punto della situazione. “Con grande sforzo di educativa di strada fatto insieme al Polo e insieme ad Acer, che da circa un anno opera all’interno del quartiere – ha detto Macchi – L’obiettivo di questi edu datori è di prendere contatto con i ragazzi non nei luoghi prestabiliti ma nei luoghi che vivono e cercare di proporre delle alternative”.
Il problema, secondo Macchi, è quello di spezzare il ‘cordone ombelicale’ che lega due generazioni di ragazzi. “Nei ragazzi un pochino più grandi, già maggiorenni e vicini alla maggiore età, più difficilmente coinvolgibili e già instradati più dinamiche più complesse. Poi c’è una seconda generazione di ragazzi più piccoli, alcuni fratelli dei primi o ragazzi che frequentano il quartiere, sui quali crediamo si possano avere i risultati migliori”.
Fulcro sociale del quartiere Compagnoni è il circolo Fenulli, nell’omonima via. “Il malessere che stanno creando è importante ed è superiore al loro numero – ha dichiarato Mauro Vicini, segretario del circolo Fenulli – Non parlerei di disagio giovanile, parlo di rabbia di alcuni ragazzi che in questi anni forse sono stati sono stati privati oppure hanno famiglie che non li aiutano”.
Per permettere ai piccoli del quartiere di crescere lontani da cattivi esempi, il circolo offre spazi ad associazioni locali che si occupano di doposcuola e altre attività similari. “Il circolo si è dato l’obiettivo di aiutare a ricostruire comunità, non solo il contesto dei ragazzi – conclude Vicini – Questo è un luogo in cui il rischio che ci sia un degrado delle condizioni di comunità è reale”.
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