BRESCELLO (Reggio Emilia) – Tra mercoledì 27 e venerdì 29 maggio, a Brescello, si è svolto il Festival della Legalità, promosso dall’Amministrazione comunale e dall’Associazione Daccapo insieme alla Commissione mista per la legalità.
Telereggio ne ha dato conto giovedì 28, seguendo in piazza Matteotti l’incontro degli studenti con il magistrato Catello Maresca.
Di cosa si è parlato in questa edizione 2026? Del decennale del commissariamento del Comune, sciolto il 20 aprile 2016 per il rischio di condizionamento mafioso con decreto del Presidente della Repubblica? Del procedimento per concorso esterno in associazione mafiosa a carico di due ex sindaci del paese, che si è concluso un anno fa con il proscioglimento di Giuseppe Vezzani e Marcello Coffrini? Della sentenza definitiva del processo Grimilde, che sempre l’anno scorso ha stabilito che la cosca Grande Aracri di Brescello ha continuato ad operare anche dopo il periodo preso in esame dal processo Aemilia?
No, nei tre incontri organizzati dal Comune di Brescello si è parlato di un libro su Falcone, di lotta al clan dei Casalesi in Campania, dell’omicidio del giornalista Giancarlo Siani nel 1985 a Napoli, di tossicodipendenza e dell’uccisione della giovane Pamela Mastropietro a Macerata. Nella locandina la parola ‘ndrangheta non appare mai.
La buona fede degli organizzatori è fuori discussione. Gli argomenti sono interessanti, ottimi i relatori. Ma l’impressione, a scorrere il programma del festival, è che di tutto si voglia parlare tranne che di ciò che è accaduto e accade in casa nostra. A furia di parlare d’altro, però, si corre un rischio: il rischio che chi ascolta, a partire dai ragazzi, si faccia l’idea che la mafia è al Sud, ma qui non c’è. Purtroppo non è così.









