REGGIO EMILIA – Tutti in Friuli, dall’8 al 14 giugno 2026 a Codroipo e Latisana, per le finali nazionali. Tutti? Il rischio di avere più assenze che presenze è concreto. Sì, perché parliamo del campionato di serie B femminile di basket, dove le giocatrici lavorano o studiano, oltre a giocare. Per moltissime sarà impossibile rinunciare a una settimana di lavoro o alla sessione di esami all’università per raggiungere il Friuli, senza considerare le ingenti spese di trasferta tirate sulla schiena di società che faticano come tutte a far quadrare i conti. Ultimo, ma non ultimo: a giocatrici non professioniste, a volte giovanissime ma spesso anche over 30, si chiede di giocare fino a sei partite in sette giorni. Tutto con in palio tre promozioni in serie A2. Roba che nemmeno le finali Nba.
Il malcontento nel movimento è evidente. Diverse le giocatrici, anche con una carriera importante alle spalle, insorte senza risparmiare critiche alla formula scelta. On line è stata anche lanciata una raccolta di firme. Anche le società sono in subbuglio, i costi e la formula spaventano: il rischio è andare incontro a spese ingenti, e di poter contare su mezza squadra per difficoltà legate alla vita quotidiana di ciascuna atleta.

Tra le giocatrici più note che hanno già preso posizione pubblicamente c’è Elisabetta Tassinari, ora a Cavezzo (Modena). Una giocatrice importantissima per la categoria, al punto da essere stata scelta dalla Federazione per la foto che vedere nella locandina.
“Faccio davvero fatica a comprendere come si possa arrivare a proporre una formula del genere. Sembra quasi irreale. Al di là delle evidenti criticità economiche che una settimana di trasferta comporta (per di più a ridosso di un’eventuale iscrizione al campionato di A2) e senza entrare nel merito delle infinite difficoltà logistiche che, da lavoratrici, studentesse ed in generale atlete non professioniste, dovremmo affrontare, voglio parlare solo da giocatrice:
Sei partite in sette giorni. Sul serio?
Davvero questa è la proposta?
Dove si è mai visto una cosa simile? Otto mesi di campionato praticamente vanificati, che si risolvono in un folle tour de force che, oltre a risultare a dir poco discutibile sul piano sportivo (e lo sarebbe ad ogni livello). Ci espone a seri rischi anche a livello fisico (e così sarebbe ad ogni livello!). È inaccettabile.
E tutto questo, come se non bastasse, dopo un insensato mese di stop dalle finali regionali (nel frattempo è cambiata anche la formula dei playoff, portandoli a otto squadre per ridurre la sosta, ndr). Perché?
In queste condizioni, con grande rammarico, credo che la mia partecipazione all’evento potrebbe limitarsi alla sola presenza nella foto di questo post. E temo di non essere l’unica a trovarsi in questa posizione. Mi auguro che altre/ altri esprimano il proprio dissenso e che, chi di dovere, cambi idea”.
A Reggio la questione investe da vicino la Chemco Puianello e l’Aluart Scandiano. Società solide, sane e al tempo stesso attente al bilancio, che fanno attività giovanile sul territorio e programmazione. Giocano nello stesso girone di Cavezzo. Puianello viaggia al secondo posto e da anni tenta il salto di categoria. Scandiano è quinta, con ambizioni di fare bene e accedere alle fasi successive.

Simona Valeriani, presidente, proprietaria e co-sponsor del Puianello (basket femminile)
“Dopo aver letto la formula delle finali nazionali di serie B, attendiamo di capire quale sia l’opinione delle altre società e se ci possa essere un passo indietro della Federazione verso il buonsenso – il commento di Simona Valeriani, presidente del Puianello -. Credo che sia arrivato il tempo delle riflessioni profonde. I sentimenti che prevalgono in questo momento sono quelli del rammarico e della rassegnazione”.

Lucky Belisario, presidente della Pallacanestro Scandiano, qui con la maglia che celebra il Boiardo
“Condivido le parole di Valeriani -. Le nostre giocatrici sono studentesse e lavoratrici e organizzare una settimana fuori sede è assai difficile – sottolinea Lucky Belisario, presidente della Pallacanestro Scandiano – Poi ci sono i costi, che incidono parecchio dopo la riforma dello sport. Tutto va ad aggravare la situazione generale e a vanificare gli sforzi fatti. La Federazione dovrebbe condividere con le società i progetti, non dare le cose per fatte. Non siamo professionisti”.
La palla scotta e, è proprio il caso di dirlo, torna in mano alla Federazione. Vedremo se Roma farà marcia indietro o no.
Riscatto Chemco: netta vittoria contro Rimini per il secondo posto
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