REGGIO EMILIA – In principio, all’inizio dello scorso autunno, c’erano stati gli accapigliamenti tra ragazzine al Parco del Popolo. Poi, le risse in centro storico organizzate via social e il video del trapper al Villaggio Stranieri con relativo assembramento non autorizzato.
A maggio, l’emersione dell’esistenza di una vera e propria piccola banda dedita a furti, bullismo, danneggiamenti in zona Canalina. Sono poco più che maggiorenni, ma alcuni hanno anche 11 anni; soprattutto, le loro vittime sono coetanei. Una specie di microcosmo dentro al mondo degli adulti. Non che Reggio Emila sia in una condizione peggiore rispetto alle altre città del Nord, e poi comunque ci ha pensato il lockdown, con i suoi effetti psicologici,
a livellare il tutto verso il basso.
A proposito di lockdown, le difficoltà incontrate dalla polizia nel rapportarsi con i giovanissimi per invitarli a rispettare le regole anti Covid hanno spinto il questore a farsi delle domande avviando, a dicembre, un percorso quasi di studio sulla situazione giovanile in città. “Ci siamo chiesti come poter agire – ha spiegato Giuseppe Ferrari – e la prima cosa è conoscere: se conosci, poi puoi intervenire tempestivamente quando ci sono dei reati”.
In accordo col prefetto e assieme a polizia locale e polizia postale, la divisione anticrimine ha monitorato territorio e rete; poi la palla è passata a squadra volanti e squadra mobile per eventuali indagini; infine, c’è stata la condivisione dei risultati con la divisione minori, con i servizi sociali del Comune e con i dirigenti scolastici.
La peculiarità forse fondamentale è stata l’incontro tra gli agenti e le famiglie: una ventina, per la precisione, finora. Si parla di genitori di ragazzini indagati in questo periodo. “Il dato più importante è stato che dopo questi incontri,
quei ragazzi non sono più stati coinvolti in fatti di cronaca”, ha aggiunto Ferrari. In sette mesi, di frutti ne sono arrivati. Non significa che non si verifichino più episodi di devianza giovanile, ma che sia stata adottata una specie di strategia virtuosa che può diventare permanente. “E’ un fare squadra: il problema non è solo di ordine pubblico,
è qualcosa di più” ha concluso il questore.
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