“In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile. Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga” – Primo Levi.

di Gabriele Incerti e Riccardo Panari
Studenti della classe 5A AFM, ITS Luigi Einaudi
CORREGGIO (Reggio Emilia)– Questa è la realtà che, dal 1939 al 1945, si prospetta per un ebreo, un prigioniero politico, per quegli uomini, donne, bambini e anziani appartenenti a un’etnia identificata dal regime nazista con il termine “razza inferiore”. Non bastano le parole, bensì i fatti veri e propri al fine di narrare il piano di sterminio progettato durante la Seconda guerra mondiale, un piano che sarebbe stato attuato mediante quella che viene definita come la “soluzione finale della questione ebraica”.
È proprio a tale scopo che, dal 19 al 23 gennaio, oltre novanta studenti delle classi quinte dell’Istituto Tecnico Statale “Luigi Einaudi” di Correggio hanno intrapreso il “Viaggio della Memoria”, un’esperienza volta, come afferma il termine stesso, a non dimenticare, bensì a ricordare, osservando con i nostri stessi occhi – e non solo attraverso le pagine dei libri di Storia – i terribili crimini che hanno privato milioni di persone del diritto alla vita e alla dignità umana. Tale iniziativa, attraverso la visita di diversi luoghi simbolo della Shoah, ha toccato in profondità ciascuno dei partecipanti, lasciando segni indelebili di riflessione e consapevolezza.
Il viaggio è iniziato con una visita al museo Czartoryski di Cracovia, dove abbiamo avuto l’occasione di ammirare “La Dama con l’ermellino”, il celebre dipinto di Leonardo da Vinci. Un incontro con l’arte che, per quanto magnifico, è stato solo l’antipasto di una realtà ben più cruda che avremmo affrontato nei giorni successivi. La città di Cracovia, con la sua storia e le sue contraddizioni, ha fatto da cornice a un cammino che ci ha portato a visitare il ghetto di Podgorze e la fabbrica di Oskar Schindler, testimonianze di una lotta per la sopravvivenza durante uno dei periodi più bui della nostra storia.
La visita al Museo di Schindler è stata una delle esperienze più forti. Qui, come se ci fossimo catapultati di oltre ottant’anni nel passato, abbiamo potuto vedere con i nostri occhi l’ufficio dell’imprenditore tedesco, a partire dalla macchina da scrivere con la quale venne redatta la sua lista di ebrei da salvare, resa celebre dal film “Schindler’s List” di Spielberg.
Questa visita è stata poi arricchita da un incontro tanto inaspettato quanto raro: il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che si trovava a Cracovia per degli eventi istituzionali legati alla Giornata della Memoria, una volta sceso dall’auto si è diretto verso alcuni studenti appena usciti dal Museo di Schindler. Il Ministro, molto disponibile, ha proposto spontaneamente di scattare la foto di rito. Possiamo quindi ritenerci onorati, orgogliosi e un po’ increduli di questo incontro ravvicinato con un’importante carica pubblica.
Tuttavia, hanno costituito il cuore del viaggio le visite svoltesi presso la Judenrampe, il campo di sterminio Auschwitz II – Birkenau e il campo di concentramento Auschwitz I – Stammlager, che si faticano a descrivere a parole.
Di fronte alla grandezza e alla desolazione di quei luoghi, non si può fare altro che rimanere in silenzio. Le guide locali ci hanno accompagnato con professionalità, ma è stata la forza di quello che abbiamo visto, la lugubre vastità del campo, le infinite baracche, a raccontare la brutalità e l’orrore di un sistema che, pervaso dalla totale mancanza di umanità, ha annientato milioni di vite innocenti.
È stato impossibile non sentirsi coinvolti, non essere toccati in modo profondo da ciò che è accaduto in quella “fabbrica della morte”. Nonostante fossero distanti nel tempo, i volti e le storie di chi ha sofferto ci sono sembrati vicini, tangibili. Quello che ci è rimasto dentro è una consapevolezza ancora più forte della necessità di non dimenticare, di tramandare la memoria e di lottare affinché simili tragedie non si ripetano mai più, affinché l’odio non prenda mai più il sopravvento.
Questo viaggio non si è rivelato solo una visita a luoghi storici, ma un percorso di crescita, un’occasione di riflessione profonda sul valore della Memoria, della dignità e dei diritti umani. Rimanere in silenzio, ma non indifferenti, di fronte alla crudezza dei fatti è un modo per rispettare chi ha vissuto l’orrore, ma anche per ricordare che il nostro impegno, oggi, è quello di custodire la Memoria, di farla vivere non solo nei musei o nei luoghi della Shoah, ma nelle azioni di ogni giorno. L’eredità che ci è stata lasciata non rappresenta solo un passato da ricordare, ma una lezione da vivere, divulgare e concretizzare nel presente.
In un mondo che spesso dimentica, reiterando gli errori del passato – perché bisogna darne atto – il Viaggio della Memoria è stato un richiamo forte alla responsabilità comune: non dimenticare mai.
Un ringraziamento particolare va al Comune di Correggio per aver erogato un contributo che ha consentito di ridurre la quota individuale dei partecipanti. Un sentito grazie va ai docenti accompagnatori Erica Belsito, Leonardo Betti, Elisabetta Giovanazzi, Nico Guidetti, Rita Soncini e Claudia Villani. Ringraziamo altresì le guide locali che si sono avvicendate nelle visite, l’associazione Istoreco, gli autisti di TIL che con professionalità, pazienza e disponibilità ci hanno trasportato in sicurezza per oltre 2.400 chilometri e più di 30 ore di viaggio tra andata e ritorno. Infine, ringraziamo tutti coloro i quali, a vario titolo, sono stati coinvolti nell’organizzazione di questa indimenticabile esperienza.
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