REGGIO EMILIA – Lunedì scorso, 500 persone si sono rivolte ai pronto soccorso degli ospedali reggiani, quasi 300 al Santa Maria Nuova. Non accadeva dalla metà di marzo 2020, durante la fase più critica dell’emergenza Covid. Un vero e proprio picco di accessi, inusuale e inaspettato in questo periodo dell’anno.
“Finalmente, l’impatto pandemico sugli ospedali si sta esaurendo – ha spiegato oggi Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero di Ausl – Preoccupa il numero crescente di accessi al pronto soccorso e l’aumento della domanda di ricovero per tutta l’altra patologia, acuta e cronica riacutizzata e post traumatica”.
La situazione va monitorata e seguita, le spiegazioni possono essere diverse: la ripresa della mobilità delle persone ha inevitabilmente aumentato i traumi. Ma c’è un altro aspetto: sembra essere passata quella paura nell’accesso ai servizi che ha caratterizzato tutto il periodo della pandemia. Tre ondate che hanno sconvolto il sistema: “Abbiamo avuto sofferenze importanti, soprattutto in ambito chirurgico – ha detto Cristina Marchesi, direttrice generale di Ausl – Non siamo riusciti a rispettare i tempi d’attesa perché avevamo tante persone in terapie intensiva”.
In una settimana, la media giornaliera dei pazienti Covid ricoverati è scesa da 50 a 37 nei reparti ordinari, da 12,5 a 11 in terapia intensiva. Gli sforzi si possono concentrare sulla campagna vaccinale: 247mila i reggiani che hanno ricevuto la prima dose, 122mila hanno invece completato il ciclo vaccinale.
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