REGGIO EMILIA – Gli agenti della polizia postale li chiamano ‘groomer‘: sono adescatori. Conoscono il mondo delle loro vittime, che sono sempre più giovani e adesso hanno per lo più tra i 12 e i 13 anni; sanno i loro interessi, si fingono della stessa cerchia per poi manipolarli. Lo scopo è quasi sempre ottenere materiale sessualmente esplicito da rivendere e condividere; nei casi peggiori, si arriva all’incontro.
Il reato di adescamento, che è tale se la vittima ha meno di 16 anni, può quindi diventare anche altro, ed è difficile stabilirne i limiti territoriali, perchè il web non ha di per sè confini. Per questo i numeri sono nazionali: 357 i casi nel 2023, 370 nel 2024, con un giovane reggiano raggirato. Nel primo trimestre 2025, un altro aumento. “E’ fisiologico perchè ci sono sempre più servizi online, la gente ormai vive online” dice Fabrizio Cavani, Commissario Capo della Polizia Postale di Bologna.
Se non si può tornare indietro rispetto al peso della tecnologia nelle vite di tutti, è possibile però, per gli adulti, impegnarsi in quelle cose che un tempo erano la quotidianità: ascoltare i ragazzi, parlare con loro, farsi raccontare cosa fanno sul web, mettere delle regole, dare l’esempio. E’ di questi giorni la notizia di un giovanissimo in preda a sintomi da crisi di astinenza perchè gli era stato tolto il telefono. “Per iscriversi a parecchi social occorre avere almeno 14 anni ma questa regola purtroppo viene disattesa, se non c’è un adulto referente che esercita una sorta di controllo – continua il Commissario Capo Cavani -. Purtroppo molti casi avvengono perchè i minori sono abbandonati a loro stessi. Anche in sede di denuncia l’idea di separarsi dal telefonino risulta inaccettabile per alcuni ragazzi perchè è la loro vita”.
Dal canto loro, i ragazzi e devono mettere in campo basilari accortezze. La polizia postale fa molta prevenzione nelle scuole. “Non bisogna fornire i dati personali, o parlare delle proprie abitudini – dove abiti, che scuola fai. Occorre diffidare dalle persone che non si conoscono, che sono molto abili a fingersi della stessa età. Questi ragazzi non ne hanno idea che alcuni comportamenti sono rischiosi” conclude Fabrizio Cavani
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