REGGIO EMILIA – “Si teme un altro shock a livello di energia, soprattutto per quanto riguarda le aziende energivore, che sono tante. Banalmente lo è anche un’azienda della metalmeccanica che debba fare delle verniciature piuttosto che delle saldature”, Silvia Margaria, responsabile per l’internazionalizzazione di Confindustria Reggio lancia l’allarme dopo l’impennata dei prezzi di gas e petrolio che hanno chiuso ai massimi dal 2022.
Una nuova fiammata dei prezzi energetici è temuta dal mondo delle imprese. Colpa dell’insicurezza nella regione del Golfo, dovuta all’escalation tra Iran, Stati Uniti e Israele. Dallo Stretto di Hormuz transita un quinto del petrolio mondiale, per questo motivo si sono impennate le quotazioni sia del greggio che del gas e di conseguenza quelle dell’elettricità. I contratti più a rischio sono quelli a prezzo variabile.
Confindustria Reggio è al lavoro per sondare l’impatto subìto dalle proprie associate. Difficoltà già tangibili riguardano i trasporti sia marittimi che aerei di persone e merci: “Abbiamo un blocco aereo che non si vedeva dai tempi del Covid – raccontano dall’associazione degli industriali – L’Iran ha colpito ad ampio raggio nel Golfo”.
Una situazione aggravata dal perdurare del blocco sopra la Russia: “Dal 2022, le merci da est a ovest transitano tutte su quell’area, perché è attivo il blocco sopra la Russia. Ci sono difficoltà non solo per le imprese che hanno prodotti deperibili ma per tutte quelle che hanno necessità di consegne puntuali, come le aziende della moda. Abbiamo consigliato alle imprese di far valere la forza maggiore nei contratti, sia per i ritardi che per i costi”.
Compromesso, ovviamente, è il mercato iraniano, che rappresenta opportunità di scambio in particolare per le imprese reggiane specializzate in macchinari e componenti industriali: “Abbiamo sempre avuto imprese molto interessate all’Iran. Come Confindustria Reggio siamo stati a Teheran già tre volte, avevamo delegazioni di imprese iraniane in visita alla fiera Eima. Ci auguriamo la fine del conflitto e non una sua esasperazione”.
Prezzo carissimo pagato anche dal Distretto di Sassuolo. In “due giorni” il prezzo del gas al punto di scambio virtuale italiano (Psv) è balzato da 33 a 55 euro per megawattora, con i contratti futures di aprile sul mercato europeo di riferimento (Ttf) già a 58. Per l’industria ceramica significa un costo aggiuntivo annuale stimato in 180 milioni: solo il 30% dei contratti di fornitura è a prezzo bloccato, lasciando esposto un consumo di oltre 700 milioni di metri cubi all’anno. All’aumento del gas seguirà quello dell’elettricità.
Lo denuncia Confindustria Ceramica che in una nota parla di “allarme rosso nei costi dell’energia per le industrie” del settore con “il costo del gas alle stelle che mette in ginocchio” il comparto ceramico. Di fronte a questo quadro, osserva l’associazione, il “Decreto bollette va nella giusta direzione, ma sono indispensabili misure strutturali contro la volatilità dei prezzi”.
“In attesa che siano approvate misure di stabilizzazione dei prezzi energetici – sottolinea l’associazione – si deve dare subito attuazione alle previsioni del Decreto bollette. La norma di sterilizzazione del costo Ets sulla generazione elettrica aiuta le imprese ad evitare almeno pressioni addizionali a quelle delle tensioni internazionali. Nella fase di conversione del decreto bisogna però ricordarsi anche della cogenerazione industriale: la misura non può essere limitata all’energia immessa in rete, ma deve includere anche l’autoconsumo per una chiara esigenza di coerenza economica e di equità”, conclude Confindustria Ceramica.
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