REGGIO EMILIA – Il settore dell’artigianato digitale nella provincia di Reggio Emilia sta vivendo una stagione di forte dinamismo, trainato da una crescita a doppia cifra. Secondo l’ultimo report di Lapam Confartigianato, al primo trimestre 2026 si contano ben 943 imprese attive nei servizi digitali. Di queste, 200 appartengono al comparto artigiano, registrando un incremento del 13% negli ultimi cinque anni. Il dato è straordinario se confrontato con la contrazione del 9% subita dall’artigianato tradizionale. L’incidenza delle imprese digitali locali si attesta così all’1,2%, superando la media nazionale e posizionando l’Emilia-Romagna ai vertici in Italia.
Questo ecosistema in espansione, che dà impiego a 4.266 addetti complessivi, deve tuttavia fare i conti con un pesante collo di bottiglia. Nel corso del 2025 le aziende del territorio hanno espresso una richiesta di ben 5.130 figure professionali con competenze digitali avanzate. Il problema principale resta la distanza tra domanda e offerta: la difficoltà nel reperire questi profili specializzati ha infatti raggiunto la quota critica del 54,6%. La mancanza di capitale umano qualificato rischia quindi di frenare gli investimenti e bloccare lo sviluppo tecnologico locale.
La transizione in atto è spinta anche dalla fortissima diffusione dell’intelligenza artificiale, adottata ormai dal 14,2% delle piccole imprese italiane. Gli artigiani utilizzano l’IA soprattutto per l’estrazione di informazioni dai testi, per la generazione di contenuti e per i sistemi di riconoscimento vocale. Come sottolineato dal presidente di Lapam Daniele Mazzini, la vera sfida non si gioca solo sulle infrastrutture, ma sulla formazione. Risulta urgente coinvolgere gli istituti scolastici per attrarre nuovi talenti, un tema cruciale che sarà al centro del prossimo Convegno Imprenditori dell’associazione.







