REGGIO EMILIA – Comincerà il 20 marzo, in Corte d’appello a Bologna, il processo di secondo grado per la vicenda di alcuni appalti banditi dal Comune di Reggio nel 2016. Il processo di primo grado si era concluso due anni fa con un gran numero di assoluzioni e alcune prescrizioni. Solo per uno dei dieci capi d’imputazione c’era stata la condanna: l’episodio è quello del bando di gara per la concessione del servizio di ripristino delle condizioni di sicurezza dopo gli incidenti stradali per gli anni 2017-2020, vinto dal Consorzio Cisa, con l’Autofficina Corradini mandataria ed esecutrice. Per il reato di turbativa d’asta sono stati condannati a un anno e mezzo due dirigenti comunali, Santo Gnoni (da tempo in pensione) e Roberto Montagnani, mentre l’imprenditore Vincenzo Corradini e il figlio Lorenzo sono stati condannati a un anno.
Nel complesso, la sentenza emessa dalla corte presieduta dalla giudice Sarah Iusto aveva respinto la tesi di fondo della procura, secondo la quale in Comune esisteva un “sistema”, una “radicata prassi” di redigere i bandi in modo che le gare fossero vinte dagli amici, imprese o persone fisiche. Al contrario, secondo i giudici, le gare contestate si erano svolte in modo regolare e l’amministrazione comunale aveva seguito giusti criteri economici e di tutela dell’interesse pubblico.
Ma la Procura ha fatto ricorso contro la sentenza di primo grado. Nell’appello, il procuratore capo Paci e il sostituto Valentina Salvi sostengono che i giudici hanno ignorato o travisato numerosi elementi di prova a carico degli imputati. L’obiettivo principale della Procura è quello di riportare nel processo quella parte di intercettazioni che la corte ha escluso. I giudici di primo grado hanno ritenuto che non ci fossero connessioni tra i reati contestati a Santo Gnoni come membro della Commissione tributaria provinciale e quelli che avrebbe commesso come dirigente comunale. La Procura, invece, considera Gnoni la mente del sistema, al di là del fatto che a volte agisse come dirigente comunale e altre come giudice tributario.
Gli imputati citati sono 15, mentre Comune e Istituzione scuole e nidi d’infanzia sono citati come responsabili civili. Per molti degli imputati i reati sono già prescritti, in alcuni casi addirittura da prima che la Procura depositasse il ricorso.
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