BIBBIANO (Reggio Emilia) – E’ il 9 ottobre 2018: la procura di Reggio inizia l’attività di intercettazione ambientale nella struttura La Cura di Barco di Bibbiano, attività che in seguito sarà estesa alle utenze private e di servizio degli indagati.
La Cura è uno spazio utilizzato per le sedute di psicoterapia cui vengono sottoposti i minori che sono seguiti dai servizi sociali della Val d’Enza perché si sospetta che abbiamo subito maltrattamenti. Il centro è stato aperto poco tempo prima. Lo hanno voluto il Comune di Bibbiano e gli stessi servizi sociali per potenziare la tutela dei bambini dopo una vicenda che aveva scosso il territorio. Grazie al lavoro degli operatori, era emerso infatti che una ragazza di 17 anni veniva costretta dalla madre a prostituirsi con decine e decine di uomini.
Perché la Procura chiede e ottiene di poter mettere le “cimici” nei locali de La Cura? Lo ha spiegato in aula il maresciallo Giuseppe Milano del nucleo investigativo dei carabinieri: c’era un aumento delle segnalazioni di sospetti casi di maltrattamenti e abusi provenienti dai servizi sociali della val d’Enza. E’ vero?
Ma gli inquirenti, oltre al fattore quantitativo, giudicavano comunque “anomali” quei casi, o perché mancavano allegati audio o video, o perché, talvolta, riportavano quelle che il maresciallo Milano definisce “voci di paese”. In più, quando la procura chiedeva l’archiviazione di quei casi, i servizi sociali si opponevano, allegando pareri degli psicoterapeuti professionisti che avevano in carico i minori, Claudio Foti e Nadia Bolognini, soci della onlus Hansel e Gretel di Torino. “Perchè proprio loro?”, si chiedono gli inquirenti.
Un anno più tardi, nel novembre 2019, il presidente del Tribunale dei Minori di Bologna, davanti alla commissione regionale d’inchiesta sugli affidi, chiarirà che non c’erano numeri anomali in Val d’Enza. In 5 anni, le segnalazioni erano state 100 e i collocamenti fuori famiglia 15.
Torniamo al 9 ottobre 2018: quando inizia l’attività di intercettazione, gli psicologi hanno in carico la minore che sarebbe diventata il “caso pilota” dell’inchiesta. Con una serie di servizi, approfondiremo le motivazioni della sentenza di primo grado che il 9 luglio dell’anno scorso ha assolto dalle accuse gran parte degli imputati. (1/continua)
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