REGGIO EMILIA – In totale sono 86 i lavoratori che hanno visto arrivare al capolinea le attività dei supermercati a insegna Pam per i quali lavoravano. Si tratta dei dipendenti di cinque punti vendita. Per quasi metà dei casi sono addetti reggiani. Ventidue erano in forza al Pam presso il centro commerciale Quinzio, mentre altri 17 in quello del centro commerciale Vittoria, a Castellarano. Tra Imola e Bologna, erano invece distribuite, in tre supermercati, altre 47 persone. In prevalenza si tratta di donne.
La loro retribuzione ora è azzerata. Un sostegno al reddito potrebbe arrivare dalla cassa integrazione. La relativa richiesta è stata formalizzata in una riunione che si è svolta da remoto in presenza dei sindacati, della Regione, del ministero e di un referente di Confcommercio. Tra i partecipanti anche Donatella Prampolini, amministratrice della Manzini & Co, la società che gestiva, sotto l’insegna di Pam, i punti vendita rimasti con le saracinesche abbassate. La domanda di ammortizzatore sociale è legata a un’altra richiesta, risalente al giugno scorso: riguarda l’avvio della composizione negoziata della crisi, necessaria all’azienda per mettersi al riparo dai creditori. Il tribunale ha concesso all’azienda 120 giorni di tempo poi prolungati a 240. L’esperto nominato dalla Camera di commercio nell’ambito della procedura è la professionista Ester Pelizzari.
Al di là della cassa integrazione, gli 86 lavoratori in bilico sperano nella ripartenza sotto un altro marchio, che dovrebbe essere Lidl. Sarebbe infatti il colosso tedesco, già dallo scorso agosto, ad essersi fatto avanti per rilevare tutti i cinque negozi ex Pam.
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