REGGIO EMILIA – Da dove vengono le difficoltà di Landi Renzo, che hanno spinto il gruppo a dichiarare 80 esuberi fra impiegati e tecnici? Tanto per cominciare, vengono da lontano.
Dopo il successo della quotazione in Borsa del 2007 e gli ottimi bilanci di quegli anni, il gruppo di Corte Tegge ha vissuto una lunga fase di crisi iniziata nel 2011 e protrattasi fino al 2016. Anni difficili, nei quali Landi Renzo subì uno drastico calo dei ricavi da 302 a 184 milioni di euro e accumulò perdite complessive per circa 95 milioni.
Dopo un buon recupero tra il 2017 e il 2019, le difficoltà si ripresentarono. Prima l’emergenza Covid, poi soprattutto l’invasione russa dell’Ucraina che ha determinato un forte aumento del prezzo dei carburanti alternativi su cui si basa il business del gruppo: il gas naturale compresso (Cng) e il gas naturale liquefatto (Lng). La crescita dell’inflazione ha prodotto un altro effetto negativo: l’aumento dei tassi di interesse. Con il risultato che per un verso le economie dei Paesi emergenti hanno ritardato gli investimenti, facendo slittare importanti commesse, mentre il gruppo Landi Renzo è andato incontro a un appesantimento degli oneri finanziari.
Ai 14 milioni di disavanzo del 2022 sono così seguiti i 36 del 2023 e i 27 milioni di rosso dei primi nove mesi dello scorso anno. In casa Landi, per trovare la strada del rilancio, si punta sul piano industriale elaborato dall’amministratore delegato Annalisa Stupenengo e sugli oltre 40 milioni di euro messi sul piatto come aumento di capitale dagli azionisti di controllo e da Invitalia. Ma i vertici aziendali sono convinti che neppure questo basti e che sia indispensabile ridurre i costi, compreso quello del personale.
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