REGGIO EMILIA – Dopo Giulio Regeni, anche Federico Aldrovandi. I casi dei due giovani uccisi – il primo torturato nel 2016 a Il Cairo, dove si trovava per un dottorato, il secondo nel 2005 a Ferrara picchiato da agenti di polizia – sono stati accomunati, nelle ultime ore, dal fatto di essere stati esclusi dai contributi che il Ministero della Cultura conferisce a opere ritenute meritevoli.
Nel caso di Aldrovandi, parliamo di ‘Aldro vive’, film sulla vicenda girato dal regista di Reggio Manuel Benati, 25 anni. A fare domanda dei fondi del Mic era stata la casa di produzione, la romana Controlucem di Stefano Muroni. E’ Repubblica Bologna a raccogliere le dichiarazioni sconfortate del reggiano Benati: ‘Come per Regeni – ha spiegato – immagino sia la tematica a disturbare. Sono alla terza bocciatura. E se la prima volta mancava solo un punto per avere accesso al finanziamento del Ministeri, nelle ultime due il punteggio si è abbassato sempre di più. Un invito a non presentarla nemmeno più’. Ma il regista intende proseguire: ‘A settembre inizieremo le riprese‘, dice.

La madre di Aldrovandi rincara la dose: ‘Siamo alle solite. Di questi temi, come l’omicidio di Federico, non si doveva parlare – ha dichiarato – C’era una strategia di insabbiamento e si va avanti così’. Federico aveva 18 anni quando morì, il 25 settembre di 21 anni fa. Quattro poliziotti vennero condannati a 3 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio colposo con “eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi e della violenza”, una pena confermata dalla Cassazione nel 2012. All’inchiesta principale ne seguirono altre per presunti depistaggi. Fu l’ex presidente del tribunale di Reggio, Francesco Maria Caruso, a presiedere la corte del processo di primo grado.






