ALBINEA (Reggio Emilia) – Diciotto bambini esclusi dal tempo pieno al momento dell’iscrizione alla scuola elementare. Accade ad Albinea, dove sono stati solo 25 i fortunati selezionati. Un problema che riguarda per la verità tutta la provincia. Nell’anno scolastico in corso, giusto dare qualche numero, sono 9.168 gli alunni che frequentano il tempo pieno, pari al 42,6% degli iscritti alle primarie, seppur, le richieste siano ben maggiori.
Un problema non di poco conto per i genitori dei bambini esclusi dal servizio, che hanno fatto squadra tra di loro, con il sostegno e la partecipazione anche dei genitori le cui richieste sono state esaudite. Un lavoro di squadra che ha portato alla stesura di una accorata lettera aperta che vi proponiamo integralmente in coda al servizio, che ha visto scendere il campo anche l’amministrazione comunale di Albinea. Il sindaco Nico Giberti e l’assessora alla scuola Mirella Rossi hanno incontrato il dirigente dell’Istituto comprensivo del paese, Fausto Fiorini, e il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale (l’ex Provveditorato) Paolo Bernardi (che a Reggionline ha spiegato nelle scorse settimane di avere le mani legate da una legge del 2008),
L’incontro, spiegano dal Comune, ha evidenziato “piena collaborazione nella consapevolezza di vincoli normativi che limitano risposte adeguate sul tempo scuola richiesto”. E fin qui, tutto a posto. Per trovare una soluzione le parti hanno deciso di chiamare in causa la Regione, “per ribadire, come necessità espressa anche da altri Comuni del circondario, l’innalzamento del numero dei corsi a tempo pieno, situazione in disequilibrio rispetto alla distribuzione nelle province confinanti e soprattutto in rialzo di richieste che si auspica siano autorizzate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito”.

“La fase interlocutoria con famiglie e livelli istituzionali ridona autorevolezza a un preciso diritto allo studio sancito dalla Costituzione – spiega il sindaco Giberti – Auspichiamo che la scadenza di aprile ci conduca ad una definitiva e positiva risoluzione per le richieste di tempo pieno espresse dal territorio”.
Qualcosa sembra quindi muoversi. Nel plesso di Fola l’autorizzazione di un corso aggiuntivo di tempo pieno è stata formalmente sottoscritta e richiesta. “Declinare un’autonoma soluzione significa imputare gli sforzi alla locale scuola, che si trova anno dopo anno a trovar soluzioni con risorse interne, o dall’Amministrazione che potrà sopperire con pomeriggi di tempo integrato, soluzione ben differente dal tempo scuola delle 40 ore – commenta l’assessora Rossi – Crediamo fortemente che il percorso formativo e scolastico del nostro territorio debba esser salvaguardato nell’eccellenza e non impoverito in tutte le espressioni e segmenti. E’ un dovere comune di futuro e di civiltà”.
La lettera dei genitori
Da tre settimane ci sono 18 famiglie che vivono nell’impotente attesa di sapere se il proprio bambino o la propria bambina avrà accesso al Tempo Pieno, come da loro scelta al momento dell’iscrizione alla scuola primaria.
Da tre settimane ci sono 18 famiglie che si interrogano su quali siano le possibili conseguenze che impatteranno sulla loro vita lavorativa e di quali aiuti avranno bisogno nel caso di esito negativo.
Da tre settimane ci sono 18 famiglie che si chiedono se abbia più senso che la mamma chieda un part time, o che rinunci a quel nuovo incarico che però la impegnerebbe troppe ore, o se non sia meglio che sia il papà a rimanere a casa al pomeriggio, o se invece… o forse….
18 famiglie. 18 bambini.
Un numero più che sufficiente per formare una classe, che invece non ha alcuna garanzia di concretizzarsi.
Perché?
Ci è stato spiegato che le motivazioni su cui si basa questa privazione di un diritto legittimo, sono di carattere economico-finanziario, connesse a ripartizioni di consistenze che esulano dalla volontà dei soggetti direttamente impegnati sul campo come Presidi o docenti, dirottando quindi ogni decisione all’Ufficio Scolastico Provinciale e ancora prima al Ministero dell’Istruzione e del Merito (in quanto la Regione sembra anch’essa non avere nessuna giurisdizione).
Pur ringraziando per l’ascolto e l’impegno fino ad ora profuso il ns. dirigente dell’Istituto Comprensivo di Albinea, Dott. Fausto Fiorani, e l’Amministrazione Comunale di Albinea con particolare riferimento al Sindaco Nico Giberti e all’Assessora alla Scuola Mirella Rossi, ci sembra importante far sentire la nostra voce e gridare forte che il Tempo Pieno a scuola è un’esigenza più che mai attuale e non più postergabile, dettata in parte da un evidente cambiamento sociale che vede entrambi i genitori impegnati in una corresponsabilità educativo- lavorativa, in parte dall’invecchiamento della rete di sostegno familiare e in parte dalla ferma convinzione che sia un tempo scuola arricchente, basato su principi pedagogici, di uguaglianza, di inclusione che hanno importanza fondamentale.
Il tempo pieno serve al nostro Paese come alternativa al tempo corto, il tempo pieno serve alle famiglie ed è una concezione della scuola che attraverso la variabile del “tempo” prende in carico i bambini e li accompagna verso l’apprendimento e la crescita usufruendo di uno strumento pienamente didattico.
Come genitori, contribuenti, crediamo nella Scuola Pubblica e nel valore che la Costituzione le affida, nonché nella cooperazione tra cittadini e istituzione. Ed è per questo motivo che vogliamo rivendicare a voce alta i nostri diritti: diritto allo studio, diritto al lavoro, diritto all’equilibrio tra lavoro e vita privata.
Le conseguenze che si avrebbero qualora questi bambini e queste bambine non venissero accolti/e al Tempo Pieno sarebbero davvero gravi per gli equilibri familiari di tutti gli attori coinvolti: da un lato avremo infatti chi, (non trovando più accesso ad altre scuole statali vicine che hanno completato le disponibilità, si orienterà verso scuole private dovendone sostenere i costi e sradicando i propri figli dal contesto territoriale e amicale in cui sono cresciuti, dall’altro chi si troverà costretto ad accettare soluzioni emergenziali e provvisorie per ben cinque anni.
Quotidianamente leggiamo del drammatico calo demografico che coinvolge il nostro paese, ma in concreto le famiglie vengono lasciate sole. Questa situazione si ripresenta ogni anno ed è ormai divenuta una piaga a livello provinciale, con ingiuste sperequazioni da provincia a provincia.
Oggi siamo noi genitori di Albinea a portare alla luce l’enorme difficoltà in cui versano 18 famiglie, ma siamo ben consapevoli che la nostra voce è solo parte di un coro di altre decine e decine di mamme e papà di altri Comuni del reggiano, che invitiamo a unirsi a noi in questa battaglia che vuole mettere le basi per una prassi che consenta ad ogni nucleo famigliare di potersi avvalere del “Tempo Scuola” normato che meglio si confà alle proprie esigenze.
E’ il momento di fare qualcosa, non possiamo rimanere inermi ed attendere con rassegnazione.
Il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie vale molto, molto più di un “ci abbiamo provato”. Noi vogliamo portarci a casa il risultato!
Chiediamo dunque alla politica, nei differenti ambiti di competenza, di supportarci in questa legittima domanda di tempo scuola (40 ore) per tutte le 43 famiglie che ne hanno fatto richiesta, senza escludere nessuno.
Ci aspettiamo una risposta che investa sull’istruzione pubblica come priorità!
Chiediamo che qualcuno agisca. E anche in fretta.











